| Seconda serata dell'Extrafestival 2003,
quest'anno ospitato dal Palastampa. La serata è dedicata
all'indipendenza nella musica, attraverso quattro gruppi piuttosto
diversi tra di loro: i torinesi The Art of Zapping, Michael Franti
& Spearhead, Blond Redhead e i Marlene Kuntz, headliner della
serata.
Dopo l'esibizione della sempre ottima Wah Companion sul palco Torino
Sette, all'interno del Palastampa la serata si apre con i The Art
of Zapping, che fanno il loro lavoro in maniera davvero egregia:
rock ed elettronica, la voce di Diego dei Medusa spesso coadiuvata
da quella dell'ospite Davide Tomat, leader dei Modarte e alcuni
brani di ottima fattura, come la finale "Rollercoaster",
che se fosse suonata da qualunque gruppetto inglese sarebbe in heavy
rotation nelle radio indipendenti.
Poi tocca a Michael Franti. Succede spesso che si senta parlare
per anni di un artista, senza che però scatti la molla che
porta a recuperare il suo materiale sonoro. Ecco, chi scrive ha
avuto questa esperienza con Franti, e se ne pente davvero: sul palco
l'istrionico musicista statunitense è un fiume in piena,
con la sua miscela micidiale di rock, reggae e hip hop, eseguita
oltretutto da musicisti davvero eccezionali. Il pubblico risponde
entusiasta, saltando e ballando per tutto il tempo del concerto.
Forse proprio per questo, in seguito, diventa difficile seguire
i Blonde Redhead: dopo il coinvolgimento totale indotto dagli Spearhead,
ci si trova di fronte una band dedita esclusivamente alla musica,
con atmosfere, peraltro, davvero minimali. Peccato davvero, perchè
la band formata dai gemelli Amedeo e Simone Pace e dalla giapponese
Kazu Makino vale moltissimo a livello mondiale. Oltretutto, quando
l'atmosfera si sta scaldando, il set si conclude ed è quindi
d'obbligo inserire i Blonde Redhead nella casella "da rivedere",
non tanto per colpa loro (la loro offerta musicale è di altissima
qualità) quanto per i motivi contingenti già citati.
Colpiscono invece in pieno il bersaglio i Marlene Kuntz, ma non
è certo una novità: il gruppo di Cristiano Godano
apre inaspettatamente con "Ape regina" e prosegue dimostrando
di essere in gran forma. I brani storici si alternano a quelli di
"Senza peso" e sotto il palco tutto funziona come si deve,
anche se la stanchezza inizia a farsi sentire: cinque ore di concerto
mettono a dura prova chiunque.
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