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larsen usa tour report

Torino 8/10/03

E' con discreto ritardo (e quindi distacco) storico rispetto agli avvenimenti in questione che colgo, a nome dei LARSEN tutti, l'invito del Cielo Su Torino a digitare questa sorta di resoconto sul ns tour estivo nel territorio americano.

Larsen arriva ad Atlanta, Georgia, il 20/7 per una prima settimana di prove con Jarboe; in questo tour infatti, dando tra l'altro un seguito alle date primaverili in Polonia ed Italia, suoneremo un doppio set: il primo come Larsen ed il secondo come backing band di Jarboe al fianco (purtroppo devo dire, essendo questa stata l'unica nota amara , a volte drammatica, del tour!) del suo bassista Victor. Per chi non ci fosse mai stato o fosse interessato ad informazioni di carattere turistico sconsigliamo vivamente un soggiorno ludico ad Atlanta, città umida ed urbanisticamente "esplosa" sul modello di Los Angels, città cioè enormi, impossibili da viversi e cogliersi senza una macchina, prive di un vero e proprio centro, dove downtown si riassume in una zona uffici priva di ogni fascino di giorno e priva di qualunque cosa di notte, e dove lo "shopping mall" è l'unico reale centro di aggregazione sociale e di conseguenza (aiuto!) culturale; per fortuna l'America è ed ha anche altro.

Ciò detto le prove si terranno presso lo studio/ufficio dell'ospitalissimo Chad Rullman, cineasta indipendente (recentemente anche videomaker per Neurosis tra gli altri) con la sua Super Collider Films e membro dell'International Network of Uncompromising Performers (di cui anch'io e Daniele Brusaschetto facciamo parte e che ha pubblicato i ns lavori solisti). Il tour vero e proprio comincerà il 26/7 ad Atlanta stessa davanti ad un pubblico piuttosto esiguo e metterà immediatamente in evidenza le caratteristiche ricorrenti dell'intero tour:

- artisti come Jarboe, con un passato illustre (Swans!) e comunque una continuità produttiva non indifferente che da noi hanno comunque l'attenzione dovuta a chi in fondo ha fatto anche un po la storia della "ns" musica, in America devono invece riaffermarsi continuamente come performers, lontani dalla strada e dai palchi perdono cioè il loro valore di "mercato", nonostante ovviamente un pubblico di fans fedeli. Ne hanno direi però la piena coscienza ed è interessante notare (non che non lo si fosse già notato in precedenza) come le loro richieste ed il loro approccio alla gestione logistica ed economica del tour in Europa ed in America cambi decisamente di scala!

- il pubblico americano è incredibilmente più "colto" ed attento di quello italiano (non dico di quello europeo poichè le ns esperienze nell'est europa hanno invece ben altre, e forse anche migliori, caratteristiche): qua la gente che va a vedere un concerto va veramente a vederlo, a sentirlo, a viverlo e non a farsi un drink con gli amici mentre intanto qualcuno produce simpatico (o fastidioso) intrattenimento sul palco! L'interesse dimostrato è assolutamente autentico e caldissimo, immancabili le chiacchere e le domande dopo il concerto, cosa che non può che far piacere; e poi, cosa non indifferente, la gente i dischi li compra!

- con ns grande piacere (è questo il primo tour americano dei Larsen, in primavera il prossimo) scopriamo che abbiamo un discreto seguito da queste parti (evidentemente la Young God Records ha lavorato molto bene sulla promozione del ns album Rever) e come già detto, è un bel pubblico! Ci siamo anche scoperti commossi più in la nel tour da un paio di episodi quali una ragazza arrivata apposta dal Mexico per il ns concerto, conoscerci e portarci delle carte telefoniche di Frida Khalo come regalo rappresentativo del suo paese, o da chi ha seguito più date sull'east coast da Montreal a New York per documentare il tutto su video portando così la ns musica all'interno di un suo progetto personale.

- diretta conseguenza di quanto detto fin ora è il fatto che la preparazione tecnica dei fonici è a dir poco notevole! Poichè qua la musica dal vivo è un prodotto di consumo (per fortuna!) tutti i locali hanno una programmazione giornaliera e continuativa (per esempio al SinE', dove abbiamo suonato a NYC, ogni giorno, sette giorni su sette, hanno in calendario 4 gruppi diversi) il che ovviamente obbliga gli addetti ai lavori ad un non indiffrente know how e dinamismo operativo, con questo non voglio dire che tutto funzioni alla perfezione (anzi spesso ci si deve arrangiare) ma che si ha la capacità di farlo funzionare , e pure in fretta! Questo fa si che la qualità del suono (che se non è tutto, quasi) dei concerti sia stata mediamente alta.

Dopo Atlanta New Orleans, città ancor più umida, ma in compenso bellissima, che ostenta con la sua fascinosa decadenza, cosa rara da queste parti, la sua storia. Anche il locale in cui suoniamo El Matdor è bellissimo , quasi barocco ed al tempo stesso latino, con mirror ball sul palco, velluti rossi ai muri ed uno splendido piano logorato dal tempo nel cortile dietro alla greenroom; il bar circolare tocca il palco, l'atmosfera è veramente molto intima. Gran bel concerto davanti ad un pubblico piacevolmente ed autenticamente dark (si puo' non esserlo a New Orleans?!?).

Quindi prima di una lunga serie di trasferte notturne (la poesia dei grandi spazi e della vita on the road???....bah.....), destinazione Austin, Texas dove dormiamo nel migliore albergo della città (grazie a conoscenze dirette di Jarboe) in una specie di incubo di cuscini e tende degno di Moira Orfei (siamo pur sempre nel paese del kitsch) e suoniamo all'Emo's, tappa d'obbligo per praticamente chiunque giri suonando il Sud degli Stati Uniti. La data successiva ad Albuquerque in New Mexico sarà una piacevole sorpresa: la città sostanzialmente non esiste (anche se conta due milioni di abitanti) ed è in mezzo ad un indubbiamente bellissimo deserto, ci chiediamo chi mai verrà al concerto la sera in un posto come questo, ma evidentemente ci sbagliamo e quello al Launch Pad sarà invece uno dei migliori concerti del tour.

Quindi Las Vegas, posto incredibile, poiché è esattamente come nei film, e in questo caso non è un complimeto; temo e credo infatti che da un punto di vista architettonico solo menti malate in totale delirio di onnipotenza possano tanto! Voi ci vivreste in un luna park in mezzo al niente? Io sinceramente no! Il concerto si terrà in una galleria d'arte, in realtà più simile ad uno squat gestita da due tedeschi ed una svizzera già incontrati in occasione di un mio concerto solista come ( r ) a NYC nell'inverno precedente. Purtroppo la struttura non è all'altezza della situazione e ci troviamo costretti a suonare senza impianto (all'aperto tra l'altro!); Larsen modificherà la scaletta cercando di far fronte all'imprevisto e Jarboe canterà attraverso un amplificatore; nonostante l'atmosfera bizzarra ed il palco sotto un'eucalipto, sarà per forza di cose un concerto insoddisfacente. Dopo il concerto, tre larsen su quattro, ci perdiamo per le strade e per le autostrade della città, esausti all'alba verremo "salvati" da una taxista, palesemente vissuta, a che al nostro "We are lost" risponderà "So am I".

Altra galleria d'arte a Tucson in Arizona, ma per fortuna si torna a livelli tecnici buoni, me lo ricordo come un concerto particolarmente "buio+lento e pesante", una ragazza di Parigi ci chiede notizie di alcuni amici al Barocchio Occupato (piccolo il mondo!).

Il Giorno dopo siamo a Los Angeles dove suoneremo alla Knitting Factory in pieno Hollywood Boulevard e dove incontriamo la ns adorata violoncellista Julia Kent (che avrebbbe dovuto essere con noi in questo tour, ma alla quale abbiamo dovuto rinunciare per problemi logistici). Quindi San Francisco dove per fortuna abbiamo anche un day off. Siamo ospiti a casa di Kristin Force di Amber Asylum (che aprirà il concerto per noi) inutile dire che continua a colpirci il fatto di trovarci a lavorare con gruppi di cui abbiamo i dischi a casa e che abbiamo seguito per anni e trovarli interessati alla ns musioca nella stessa misura in cui noi lo siamo alla loro. Il concerto al Cafè Du Nord sarà discretamente affollato nonchè registrato dalla KZFR, non sarà il ns migliore, a causa di seri problemi coi monitors. Dopo il concerto scopro che la ragazza al merchandise, che si lancia in mille complimenti sulla ns performance e mi dice di non preoccuparmi per il suono che invece mi garantisce essere stato buono in sala, si rivela essere la chitarrista dei Subarchnoid Space, band che personalmente amo molto e con la quale si parla di future comuni date in Europa.

Quindi comincia la salita verso il Nord West, Oregon e Washington miei stati americani preferiti per la natura, l'architettura e attitudine. A Portland suoniamo al Blackbird, lo stesso giorno c'è un festival gratuito nei boschi che ci "ruba" una buona fetta di pubblico, cmq sarà un buon concerto con un gran bel suono, nonchè l'occasione di incontrare anche se per poche ore, gli amici della Radon che ha lì la base. Una delle due date previste a Seattle viene invece cancellata all'ultimo per motivi di sicurezza (cosa che assieme al black out pochi giorni dopo darà origine ad un irreparabile buco nel ns budget!) il che ci fa cmq guadaganre un day off in città splendidamente ospitati da Michael Leaf e Brian Castillo personaggi vicini agli In Gowan Rings (gruppo che consiglio davvero molto a chi, come me, ama le atmosfere, morbide e "magike" di gruppi come Current 93 ed altre produzioni World Serpent). Il concerto di Seattle nella sala piccola dello Showbox sarà tutto esaurito, suoniamo schiacciati dal pubblico bloccando il corridoio di accesso alla sala (a detta di una recensione). Per certi versi è la dimensione ideale per noi e sarà un concerto particolarmente intenso, con una risposta di pubblico eccezionale! E' con gran gioia tra l'altro che solo una volta al locale, leggendo il poster sulla porta, scopriamo che Xiu Xiu aprirà per noi: il suo disco A Promise è stato nel mio lettore cd per mesi e dal vivo James (da solo con la chitarra elettrica) è ancora più commovente, la stima è reciproca ed ora siamo in contatto nel tentativo di mettere in piedi future collaborazioni. Più tardi al bar un satanista (nel senso LaVeyano del termine) mi dice che usa il mio album Humps come colonna sonora per i suoi riti, cosa che mi fa pensare a possibili nuove aperture di mercato (ehehehehe).

Quindi 4 (quattro!) giorni di viaggio attrverso le badlands per arrivare a Chicago, quindi Cleveland ed il Black out, fino all'ultimo minuto speriamo che la corrente elettrica torni mentre parliamo con alcuni fans arrivati apposta da fuori città al Beachland Ballroom (un vecchio cinema arredato in stile lounge exotica), ma ovviamente non c'è nulla da fare, la corrente torna si, ma solo nella suburbia, esattamente al confine col ns albergo, che invece rimarrà al buio fino al giorno dopo; intanto Jarboe riceve e cerca notizie dai suoi amici newyorkesi, tutto il nord east rimane senza energia per due giorni. L'atmosfera è surreale: per le strade un gruppo di rednecks ci chiede se abbiamo visto un giovane mexicano con un fucile più tardi dei poliziotti ci chiederanno se abbiamo visto un gruppo di rednecks cercare un messicano con una pistola... non male!!! Cmq non capita nulla, neanche il ns concerto.

Pittsburgh (bella) al Rex Theatre (molto bello) e quindi traversata notturna per Montreal. Finalmente al mattino arriviamo al confine, dove non ci fanno entrare per problemi col permesso di lavoro! Contattiamo il promoter, lo splendido Mauro Pezzente dei Godspeed U Black Emperor che ci invita a provare ad un differente valico; arriviamo esausti, ma arriviamo e Mauro ci accompagna a La Sala Rosa, centro culturale ed ottimo ristorante spagnolo, nonchè probabilmenmte la migliore sala concert in cui abbiamo mai suonato fino ad ora! E poi siamo in Canada e dopo quasi un mese di America, per noi irriducibili europei, è una boccata d'aria fresca! Tutto funziona alla perfezione (veniamo persino pagati più del previsto) ed il concerto è un trionfo. Nel pubblico un polacco con cui condividiamo la passione per il Kraut Rock e che scambia dischi con Michael Gira (ns produttore e amico), è entusiasta del concerto nonchè felicissimo del fatto che abbiamo suonato anche nella sua città natale Gdansk (concerto documentato da Jarboe su dvd nonchè sul ns recente Musm). L'atmosfera della serata, tra l'altro, in un miscuglio di italiano, spagnolo, francese ed inglese è veramente unica. Vorremmo rimanere qui, ma invece ci tocca ripassare il confine (dove non ci vogliono far rientrare per lo stesso problema col permesso di lavoro) per raggiungere Boston dove suoniamo con i Dresden Doll (next big thing si dice da queste parti, ed in effetti non sono niente male nel loro cabaret di matrice Brechtiana) e Thalia Zedek, persona veramente splendida e assolutamente non cinica nonostante anni di palchi nell'underground nei Come, nei Dream Syndicate e ora come solista, ci sentiamo un po' in imbarazzo per il fatto che una musicista con la sua storia apra la serata per noi e che non sia il contrario, ma Thalia è veramente amichevole e di fronte alla mia disillusione sul fatto di riuscire a vivere di musica mi dice di non scoraggiarmi che invece è cosa possibile, che ad esempio vedrebbe molto bene la ns musica come colonna sonora e quindi di cercare contatti in quel campo (cosa che infatti abbiamo fatto e che contiamo di esplorare ulteriormente nel futuro), ma poi mi confessa che lei oltre a suonare ha sempre fatto catering... sigh...

Tra Boston e New York, dal punto di vista della tensione interna a The Living Jarboe si tocca il minimo (o per meglio dire il massimo) e per un attimo pensiamo di mollare il tutto e concederci una vacanza finale, tra l'altro Jarboe si sente male e non siamo neanche sicuri della sua presenza per il concerto diNYC: ricomparirà invece, ed in ottima forma, sul palco all'ultimo minuto ed il tour proseguirà nonostante tutto. A New York, tra l'altro, ci ricongiungiamo con Julia Kent che (musicista straordinaria!) la sera suonerà non solo con noi ma anche con Backworld (Joseph Budenholzer con cui siamo amici e con il quale Il Bue - batterista dei Larsen - ha suonato in occasione del suo concerto torinese l'inverno scorso). Aprono la serata i Barbez, bizzarra ensamble in bilico tra elettronica minimale, noise e musica sovietica che sta attirando parecchia attenzione nonostante il primo album ufficiale sia ancora in progress. La nuova sede del SinE' è veramente piacevole ed il fonico fa miracoli a gestire tutti e 4 i gruppi tra xilofoni, amplificatori, e theremin. Tra il numeroso pubblico Thread e Jim "Foetus" Thirwell che dirà che abbiamo fatto tremare i muri (wow! grazie Jim!). Passiamo quindi una piacevole serata con Julia e Joseph ed altri ns amici.

Ripartiamo il giorno dopo col Greyhound (chissà perchè si costruiscono miti sugli autobus???) per Philadelphia dove suoniamo in quella che sembra essere una palestra, ma invece è una chiesa, dove fa un caldo insostenibile e mi chiedo come il pubblico possa resistere in sala visto che noi grondiamo sudore: da un punto di vista fisico il concerto più faticoso che abbia mai fatto! Per fortuna non dobbiamo ripartire subito dopo e ci fermiamo a casa di Nicole Boitos che oltre ad essere una meravigliosa ospite è anche una splendida artista.

Suoniamo quindi a Baltimore al Talkin Head , mi dicono che il club è sempre stato li da quando esiste la città ed in effetti la struttura è palesemente vecchia, il palco minuscolo, ma come ho già detto a noi piace poiché ci aiuta a ricreare quell'intimità che crediamo essere alla base della ns musica. Prima del concerto al piano superiore c'è un reading o spoken word che dir si voglia davanti al caminetto acceso (va bene che fuori infuria la tempesta, ma siamo ad agosto!!!) con tanto di pigro gattone domestico che si aggira nei camerini. Bell'atmosfera e penultima data del tour.

Si torna a sud: Asheville, North Carolina, simpatica città tra le colline (che si chiamano Alpi e la regione Piemonte!) e bella gente; siamo ospitati da Dave Jones che aprirà la serata al Vincent Ear con uno splendido set ambient veramente moldo caldo e avvolgente. Il concerto è sold out ed il pubblico straordinario. E' anche finalmente l'occasione per incontrare in carne ed ossa il mio amico "virtuale" e collaboratore Bruce La Fountaine. A fine serata il barista di fronte al mio sguardo involontariamente perplesso mi cambia il bicchiere di vino rosso californiano con un altro dalle dimensioni di un boccale da birra dicendomi "Sorry i forgot you are italian".

Fabrizio Modonese Palumbo

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