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subsonica - amorematico

Sulla copertina di "Amorematico" si staglia la figura di un'astronauta, sullo sfondo un bosco autunnale, come è facile incontrarne appena ti lasci alle spalle la città. Il viso dell'astronauta è velato da uno scarabocchio e in lontananza altri quattro astronauti sono di spalle, forse rapiti dalla novità di un paesaggio mai visto, forse con l'intento di abbandonare alla sua solitudine l'astronauta in primo piano. Nella foto di copertina, insomma, c'è tutto il filo conduttore dell'album: il futuro, l'alienazione, la solitudine e le assenze dei rapporti umani.

Terzo album per i torinesi Subsonica, album che spiazza e che al primo ascolto si dimostra subito ostico, buon segno. La band cambia ancora una volta le carte in tavola: se l'album di esordio si presentava con una forza spontanea spaventosa e per i molti riferimenti al reggae e al dub e se "Microchip emozionale" introduceva elementi quasi dance, "Amorematico" è un disco più cupo, che, come afferma Max Casacci, "mostra i dati anagrafici di un lavoro nato passando attraverso ”i giorni di Genova”, quelli della tragedia di New York e della conseguente guerra".

Si parte con "Nuvole rapide", già sentita nel film "Santa Maradona" nonchè primo singolo dell'album, ma sensibilmente modificata dalla produzione di Roger Rama: tutto passa, nulla rimane, nemmeno il dolore, come le nuvole in una giornata di vento. Si passa attraverso il drum'n'bass di "Albascura" per arrivare al primo episodio davvero atipico, "Dentro i miei vuoti", nella quale la voce di Samuel viene distorta da un vocoder, mentre la musica si fa dilatata, trascinata ed evanescente, con un impasto di chitarre elettriche e tastiere che lascia il segno e con un arpeggio delicato che si attorciglia su se stesso mentre Samuel dipinge situazioni di solitudine, di alienazione e (anche) di amore.

"Eva-Eva" apre un trittico di tracce ballabili, seppur con tre approcci stilistici diversi: la quarta traccia riprende una batteria elettronica molto anni '80 per descrivere una delicata storia d'amore tutta al femminile; "Nuova ossessione" ha una ritmica ancora più serrata, mentre "Mammifero" ha una tipica struttura dance-floor. La settima traccia, "Sole silenzioso", è uno dei passaggi più emozionanti del disco: l'affresco musicale è cupo e claustrofobico e diventa l'ideale sfondo per un testo nato subito in seguito ai giorni di Genova.

Si continua con "Ieri", pezzo piuttosto atipico per il gruppo torinese: l'introduzione elettronica, che ritorna in diversi punti della canzone, non può che richiamare alcuni passaggi di "The dark side of the moon", ma nel resto della canzone c'è tanto Morricone, solo per fare un nome.
Da Morricone si passa all'elettronica spinta di Alphex Twin e Prodigy, presente in "Gente tranquilla", che analizza un fatto tipico di casa nostra, ovvero le stragi familiari che si consumano ormai ad un ritmo vertiginoso in ambienti, appunto, di gente tranquilla. Si chiude con "Questo domani", finale degnamente cupo e potente di un album piuttosto originale nel panorama italiano.

Un disco di elettronica ballabile, dunque? Tutt'altro. Se i ritmi sono spesso adatti, le atmosfere non lo sono affatto, se non in un paio di pezzi, "Nuvole rapide" e "Mammifero", l'unica traccia solare dell'album. La verità è che i Subsonica hanno realizzato un grande disco, intelligente, con bei testi, e con scelte musicali che potrebbero convertire all'elettronica anche ascoltatori che di solito snobbano il genere. Dedicategli almeno un ascolto, potrebbe diventare il primo grande disco del 2002.

enzop

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