"Balli e pistole" è
l'ultimo frammento della storia dei Fratelli di Soledad, una storia
breve ma straordinaria che con questo album trova una degna conclusione.
Si tratta infatti del disco probabilmente più compiuto dei
Fratelli: lo ska, genere dominante soprattutto nei primi due dischi,
lascia in questo album spazio ad altri generi, che vanno dai ritmi
sudamericani di "Ballo e pistole" (dedicata a Gian Maria
Volontè, uno dei più grandi attori del nostro cinema
prematuramente scomparso) alla splendida ballata acustica "Un
uomo solo al comando".
L'ultima formazione vede Bobo Boggio alla voce, Giorgio Silvestri
alla chitarra, Gianluca Vacha alle tastiere, Giuseppe Napoli al
basso, Elvin Betti alla batteria, Vito Miccolis alle percussioni
e Massimiliano Ghironi al trombone. Tanti gli ospiti, e tante le
citazioni: tra i primi ricordiamo Gigi Restagno, Max Casacci (anche
produttore), Mao, Davide Graziano, Roy Paci, Paolo Parpaglione,
Josh Sanfelici, Samuel ed Emidio Clementi, unico musicista esterno
alla scena torinese. Anche per quanto riguarda le citazioni ce ne
sono abbastanza da far pensare ad una vera e propria summa di una
splendida avventura: si va dalla prima traccia, "Sulla strada",
direttamente estrapolata dal repertorio dei Blind Alley, storica
band torinese che non ha mai visto la pubblicazione di un album,
alle poesie di Pedro Pietri in "Fuoco e ritmo", passando
per gli innumerevoli cameo che possono essere rintracciati all'interno
del booklet del cd.
"Balli e pistole" è del 1996, due anni dopo i
Soledad saluteranno per sempre il loro pubblico con un memorabile
concerto in un Barrumba pieno all'inverosimile. La sensazione di
addio sembra trasparire anche dalle traccie dell'album: il pessimismo
di "Ridi pagliaccio" e il senso di nostalgia che sa regalare
"Un uomo solo al comando sembrano far presagire la fine dell'avventura.
E così anche un album apparentemente allegro può lasciare
spazio al rimpianto e alla nostalgia.
enzop
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