Ci ha messo un pò Federico Sirianni
a mettere su disco i brani che compongono "Onde clandestine",
da tempo proposti nei concerti realizzati con la Molotov Orchestra,
e, a conti fatti, l'iniziativa è degna di lode: l'album è
fresco, vivace e artisticamente molto valido.
Federico è nato a Genova, ma da alcuni anni vive e lavora
a Torino: dalla prima sembra aver tratto un certo gusto per il viaggio
e per le contaminazioni culturali, oltre che il piacere di raccontare
piccole storie di uomini e donne "perdenti" (lo stesso
che aveva il grande genovese per eccellenza, De Andrè), mentre
da Torino probabilmente ha ereditato le diverse influenze multietniche,
e non a caso nel disco si passa dalle predominanti atmosfere balcaniche
a pezzi tradizionali yiddish (l'intro di Navigante), passando attraverso
l'irlandeseggiante "Ultima fermata biscione".
Torino, inoltre, è la città nella quale si svolgono
diverse delle storie raccontate: la bella prostituta Vesna svolge
la sua "attività" sui grandi viali della città,
mentre "Porta palazzo" è dedicata ad uno dei quartieri
più multietnici di Torino. E sono proprio i luoghi (o in
non luoghi) i protagonisti di questo album: i testi sono pieni zeppi
di riferimenti urbani e geografici, dal mare che richiama nostalgia
di "Navigante" alle stazioni e alle dune gialle de "Il
viaggio continua", quasi un invito al viaggio, prima mentale
e poi fisico.
Difficile trovare termini di paragone per Federico: musicalmente
può ricordare, a tratti, l'ultimo Vinicio Capossela e Goran
Bregovic, ma in realtà la verità è che con
questo disco Federico mostra una maturità artistica già
consolidata, anche perchè, nonostante questo risulti essere
il primo album, non si può certo definire Sirianni un esordiente...
enzop
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