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my cat is an alien - il segno

"Il segno" è il nuovo lavoro dei My Cat is an alien, anche se in questo caso l'aggettivo "nuovo" è quanto mai deviante, dal momento che si tratta di un'improvvisazione di circa mezz'ora registrata a Torino nell'ottobre 2000 e ora pubblicata su vinile dall'etichetta statunitense Starlight Furniture.

L'autunno, dunque, e la città (Torino, ma potrebbe essere qualunque altre metropoli del mondo). Due elementi fondamentali per comprendere questo lavoro: il testo che accompagna il tappeto sonoro nella prima parte parla proprio di panorami postindustriali, di cemento, di vita tra l'asfalto e il cielo, di alienazione. L'autunno invece si incunea direttamente nella musica, rendendo il suono cupo, disperato, come se tutto attorno ci fosse solo nebbia, elemento atmosferica che certo non manca nell'autunno in questa città.

La voce recitante di Roberto Opalio parte sommessa, si fa poi disperata per tornare ancora una volta più misurata, mentre le chitarre suonano lancinanti e dolorose, contrappuntate dalla batteria più che minimale di Viggiu Vortex e, nella seconda parte, da note di tastiera in dissolvimento.

Sarebbe quantomeno disonesto non dire che "Il segno" è un disco ostile, che richiede all'ascoltatore uno sforzo psichico eccezionale. Ma una volta entrati sulla lunghezza d'onda dei due fratelli Opalio, il disco si presenta come un viaggio emozionante dentro di sè e fuori: provate a pensare, ascoltandolo, ad una passeggiata in via Cigna, costeggiando le fabbriche ormai abbandonate e spesso cadenti, immaginate l'aspetto tetro e magniloquente di questa archeologia industriale. Lasciate perdere le definizioni musicali "post rock", "noise" e via dicendo: questa musica è figlia dell'era post-industriale, e questo dice già tutto.

enzop

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