Terzo disco per i Mau Mau e parecchie
novità presenti in Viva Mamanera, che suona decisamente più
compatto dei suoi antecedenti. Innanzitutto c'è la prima
apparizione di suoni elettrici nel gruppo, con la chitarra elettrica
che fa prima capolino in Ellis Island e si prende poi tutto il suo
spazio in Zeppelindia. Poi c'è tutto un lavoro linguistico
straordinario: tra il piemontese di Mezzaluna e l'italiano di gran
parte dell'album spunta una canzone in simil-inglese (scritto nel
modo in cui si pronuncia), Union Pacific, e una in un misto di italiano,
piemontese e spagnolo, la splendida Campeador de Vigna, con la sua
"pampa piemonteisa". Il gioco linguistico non finisce
però qui: i Mau Mau si divertono ad inventare parole nuove,
immaginifiche, come "spillagitatore", "fermondeggio"
o ancora "mareorizzonte" e "ventreviolenza".
Le buone potenzialità dell'album sono chiare fin dalla prima
traccia: Ellis Island esplode con la sua potenza coinvolgente e
con un emozionante testo sull'emigrazione, che ha visto passare
milioni di italiani per quell'isola che fronteggia la statua della
libertà. Dopo la disillusa Zeppelindia e il sottile erotismo
di Fiore arriva La Ola, una delle canzoni più famose dei
Mau Mau, modo tutto maulero per descrivere il mondo del calcio con
grande ritmo e ironia, nel quale la voce di Vito Miccolis fa capolino
nel ruolo di commentatore sportivo sudamericano. Segue uno degli
episodi più delicati dell'album, Corto Maltese, dedicata
all'omonimo personaggio dei fumetti creato da Hugo Pratt, nel quale
Luca Morino mette in luce tutte le proprie capacità vocali.
La traccia seguente, Soli noi, colpisce per immagini, mentre Campeador
de Vigna disegna uno splendido personaggio, tra lo strampalato e
il poetico. Il tema dell'emigrazione, già visto in Ellis
Island, ritorna in Union Pacific, testo nato dal ritrovamento del
diario di un italiano negli States alle prese con la nuova lingua
("Ai op tu cam bec veri sun en ai olveiss tinc of dem").
La seconda metà dell'album è decisamente più
cupa: in rapida successione i Mau Mau propongono Laserta, l'ossessiva
Come, la scheggia strumentale Doramantrica e il Mambo del Mamba,
dal ritmo tribale, mentre Dammi un bacio è una bizzarra traccia
di quasi 40" registrata da Luca Morino e Davide Rossi al violino
in una fermata della metro di Parigi. Si continua con Mezzaluna,
dove le note del booklet ci vengono incontro per capire la poetica
stessa dei Mau Mau, con la parola piemontese "Creus" storpiata
appositamente nella pronuncia per ottenere un suono più affascinante.
Dopo la brevissima Venite è la volta di Mamanera, che chiude
l'album con ritmi direttamente importati dall'Africa.
Uno splendido album, dunque, pieno zeppo di riferimenti, di lingue
e di culture. Se proprio è necessario parlare di globalizzazione,
questo è uno dei pochi aspetti che avrebbero un senso: una
ricerca musicale a tutto tondo, che accoglie elementi da tutto il
mondo e lo miscela in un disco emozionante.
enzop
|