Madaski ha tra le sue caratteristiche
la voglia di non ripetersi mai e di non porsi limiti quando affronta
la realizzazione di un disco. Ascoltando i suoi lavori, questa caratteristica
sembra più evidente: dopo il dub di "Monsù dub",
il terrorismo sonoro di "Distorta diagnostica" e il più
solare drum'n'bass di "Da shit is serious", ecco seguire
un disco cupo e ballabile, che tanto deve alla musica dark e alla
scena musicale anni '80, al quale Mada è rimasto sempre molto
legato.
"Dance or die" è un disco molto ben costruito
e con belle canzoni: a tratti la durezza dei suoni può far
ripensare a "Diagnostica", ma si trattava di un disco
che, fondamentalmente, non conteneva canzoni vere e proprie, ma
blocchi di suoni tenuti insieme dal concetto di base sotteso a tutto
il disco. Qui, come già detto, le canzoni ci sono eccome
(anche perchè Mada canta in tutti gli undici brani) e sono
spesso davvero convincenti: su tutte sembra spiccare "White
side", cantata in coppia con il fidatissimo Ru Catania, ma
non vanno sottovalutate nemmeno "Sanctify your soul" e
"Tribute", da inserire con diritto in un ipotetico "The
best of" Madaskiano. Tutto questo mentre i suoni spaziano dai
Bauhaus agli Ultravox (presenti nella cover "Quiet men"),
passando per gli attualissimi Nine Inch Nails, che spuntano fuori
quando la vena danzereccia del guru sonoro torinese viene sostituita
da sonorità più industriali.
Madaski, quindi, anche questa volta gioca con i suoni elettronici,
concedendosi solo la tagliente e satura chitarra elettrica di Ru
Catania e gli archi degli Architorti, e, come al solito, non lascia
spazio ai manierismi: gli anni '80 di Madaski non sono santificati,
ma vengono rielaborati e proposti con un gusto tutto contemporaneo,
perchè qui non siamo di fronte ad un artista che si guarda
alle spalle con nostalgia, ma rimane sempre con lo sguardo verso
i giorni che verranno. Niente modernariato, solo la dimostrazione
che alcuni suoni del passato possono essere riproposti con un ottimo
risultato ancora oggi.
enzop
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