Il nu-metal? Una gabbia, ormai, un clichè
dal quale è necessario fuggire. Sembra essere questo l'atteggiamento
adottato dai Linea 77 per Numb, un disco fresco e per certi versi
sorprendente.
Dall'uscita di Ketchup suicide sono passati ben tre anni, durante
i quali il gruppo di Venaria ha suonato dal vivo, tanto e ovunque,
togliendosi anche soddisfazioni enormi come esibirsi sul palco di
Reading. Poi, con un po' di fatica, Emo e compagni hanno iniziato
a lavorare alle nuove canzoni, facendo e disfando come una Penelope
in salsa crossover.
Alla fine è arrivato Numb, e si tratta di un lavoro che
ripaga ampiamente la fatica accusata dai Linea 77 negli ultimi mesi.
Rimanendo fedele a sè stesso, il quintetto mescola le carte
in tavola, ripescando elementi vecchi e nuovi e creando undici pezzi
che adottano solo marginalmente gli stilemi del nu-metal e del crossover
e che si caratterizzano per le soluzioni decisamente personali,
dagli inserti elettronici ai frammenti che odorano addirittura di
dub.
Le canzoni convincono fin dal primo ascolto, e per il pubblico
italiano è probabilmente inevitabile che i brani più
immediati siano Fantasma, sorta di lettera aperta che rischia di
diventare un vero e proprio anthem, e 66 (diabulus in musica), scritta
ed eseguita insieme ad i Subsonica e che colpisce per il modo in
cui riescano a convivere due mondi musicali così diversi,
così come succede quando Roy Paci presta la sua tromba tuttofare
a Warhol.
Terzo disco, quello della maturità? Probabilmente sì,
soprattutto perchè i Linea 77 di oggi sono indiscutibilmente
bravi e artisticamente ancora alla ricerca di un qualcosa che non
c'è ancora.
enzop
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