Dopo l'esordio fulminante di "Tempo
di vento" e la parentesi rappresentata dall'ep "Tra le
dune di qui", ecco tornare Lalli con il suo secondo album solista,
intitolato "All'improvviso, nella mia stanza", che colpisce
nuovamente il segno con una gemma rara nel panorama della musica
nazionale.
E' passato del tempo (ben 5 anni) da quando Lalli stupiva tutti
con il suo primo, splendido, album, e molte cose, nel frattempo,
sono cambiate. La cantautrice torinese ha lavorato con calma alle
nuove canzoni, incontrando per la sua strada Pietro Salizzoni, giovane
e capace chitarrista che è poi diventato poi co-autore dei
testi e delle musiche di questo disco. I risultati di questo lavoro
sono nove brani che raccontano le solite piccole storie, con una
forza immaginifica e una delicatezza straordinarie. Rispetto a "Tempo
di vento" sembrano essere cambiate le atmosfere musicali: il
disco è fondamentalmente acustico, con la chitarra elettrica
di Pietro che fa capolino, peraltro con grande circospezione, solo
in un paio di occasioni, mentre l'uso di strumenti come banjo, rajastan
e cajon dona al tutto sonorità mediterranee che vanno dal
nordafrica alla penisola balcanica.
Poi ci sono i testi, che colpiscono sempre al cuore dell'ascoltatore:
non è possibile non amare incondizionatamente canzoni come
"Testa storta", "Chenini" e "La fiaba di
Nushe", per le storie che raccontano e per il modo in cui Lalli
canta. Già, la voce. Lalli sa bene come stimolare il brivido
lungo la schiena che ti fa riconoscere i dischi che amerai di più.
Qui, nella stanza di Lalli, di brividi ne scorrono parecchi.
enzop
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