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lalli - tempo di vento

E' difficile per chi scrive avvicinarsi ad un disco come "Tempo di vento" con obiettività, perchè l'impatto emotivo rischia davvero di avere la meglio e il distacco che sarebbe necessario per trovare un valore oggettivo di questo lavoro va beatamente a farsi benedire.

"Tempo di vento" è un piccolo capolavoro, un album atipico nel panorama della musica italiana, nel quale le cantautrici faticano a venire a galla. Basterebbe la straordinaria voce di Lalli per emozionarsi e lasciarsi andare seguendo il flusso della musica, ma non c'è solo questo: ci sono dei testi intensi e profondi, atmosfere musicali rarefatte e affascinanti e una cura davvero maniacale per i particolari dell'arrangiamento, grazie anche alla produzione artistica di Mario Congiu.

Si procede per immagini, più o meno forti, dal "vento caldo che sa un pò di terra ma è quasi un tango" di "Aria di Buenos Aires", dedicata alle madri dei desaparecidos argentini, ai "posti di angeli di carne col fiato bruciato" di "Fuochi I". E si procede per ballate minimalmente elettroniche come la canzone che dà il titolo all'album e la dolcissima ninna nanna di "A Donatella", nella quale compaiono il violoncello di Elena Diana e la voce di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione. C'è anche spazio per un'intensa rilettura di "Famous blue raincoat" di Leonard Cohen, tradotta da Lalli ed eseguita con Congiu al pianoforte e Stefano Giaccone (che regala a Lalli anche il testo di "L'uomo col braccio spezzato") al sax, e per la toccante "Mostar", che presenta un incipit di carri armati per ricordare gli orrori avvenuti nella città bosniaca.

No, non si può recensire con leggerezza "Tempo di vento", album di rara bellezza e intensità. Si può solo ascoltarlo e riascoltarlo.

enzop

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