Qualcuno si ricorda del post-rock? Fino
a qualche anno fa era un'etichetta sulla bocca di tutti e invece
oggi pare che non esista più, ammesso che sia mai esistito,
sia chiaro. Intanto i Gatto Ciliegia, che alle etichette sono sempre
stati allergici, se ne escono con un disco che di post-rock ha ben
poco, sicuramente molto meno dei precedenti lavori (è forse
un caso se l'ultimo brano dell'album si intitola "C'era una
volta il post?"); verrebbe quasi da dire che "L'irréparable"
segna una netta svolta verso terreni più indietronici.
Alla base della musica del gatto ci sono sempre le chitarre, con
delicati arpeggi che si inseguono e si intrecciano, ma bastano i
primi secondi dell'iniziale "Fly falling in love" per
capire che in effetti qualcosa è cambiato: un disco del gatto
non aveva mai avuto un beat così rotondo e potente, condito
occasionalmente da qualche glitch elettronico. Insomma, messe da
parte le esangui linee ritmiche che avevano contraddistinto il felino
fino ad ieri, oggi c'è spazio per tappeti percussivi che
a tratti rimandano a Four Tet, mentre anche le chitarre subiscono
continuamente trattamenti elettronici (vedi il frammento "Elvis
a pezzi" e "La gang del pensiero", ma non solo).
Ma andando oltre a tutto questo, ne "L'irréparable"
ci sono soprattutto belle canzoni, istantanee grandangolari dilatate
ad arte e con una forza espressiva devastante; c'è tutto
quello che era il Gatto fino ad "It is" insieme a quello
che è adesso, c'è una continuità rispetto al
passato sporcata di novità e ciò nonostante rimasta
perfettamente intatta. In tutto questo spiccano le percussioni di
Tatè Nsongan, la produzione di Max Casacci in 5 brani e la
batteria di Enrico "Ninja" Matta. E non manca nemmeno
la potenziale hit, Ferrer e Mina centrifugati in una strepitosa
versione di "Un anno d'amore" con Robertina Magnetti alla
voce. Tutto davvero splendido.
enzop
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