Secondo capitolo dell'avventura del
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, che porta con sè
conferme e nuovi risultati di una ricerca sonora affascinante. La
conferma è che il Gatto Ciliegia è un animale davvero
atipico, se non unico, nel panorama italiano, dove il post rock
(etichetta che dice poco o nulla) non sembra ancora avere attecchito
a dovere (fatte le debite eccezioni, basti pensare ai Giardini di
Mirò). All'estero, soprattutto negli Usa, è un'altra
storia, ma le differenze tra il terzetto torinese e gruppi come
Tortoise e Godspeed You Black Emperor! sono piuttosto evidenti:
il progetto del felino sembra infatti attento a non distruggere
del tutto la forma canzone, mantenendo la canonica durata dei pezzi
(12 brani in poco più di 38 minuti) al contrario, ad esempio,
dei Godspeed, che con 4 tracce hanno creato addirittura un doppio
album.
L'album gira bene (rigorosamente con il repeat selezionato) e ogni
traccia evoca atmosfere diverse che ben si sposano con gli altrettanto
evocativi titoli, che qui non sono mere didascalie ma assumono un
valore decisivo, quasi, anche se il paragone è azzardato,
come nella poesia di Ungaretti. Sono infatti i titoli (da "Qualcosa
fuori dalla finestra", a "Tutto è fuori posto",
passando per "La coppa Davis del 1976") che indicano la
chiave di lettura di ogni brano, in modo da non rimanere inermi
di fronte all'assalto delle immagini che parte ad ogni traccia.
Una musica per immagini, dunque, una colonna sonora per un film
che non c'è, suonata con grande perizia e passione da tre
ragazzi con le idee molto chiare.
enzop
|