Quarto disco per i Fluxus, che ritornano
a pubblicare un album a quattro anni dall'uscita di "Pura lana
vergine". Il tempo è passato e senza dubbio si fa sentire
nel lavoro che porta lo stesso nome del gruppo: si tratta apparentemente
di un disco più sofferto, più meditato, con un suono
meno compatto del solito e che guadagna nuove sfumature grazie alla
tromba dello stakanovista Roy Paci, che appare in diversi pezzi
dell'album, e ai rumorismi campionati da Teho Teardo. Il risultato
è davvero sorprendente: basti ascoltare canzoni come "Radiografie"
per capire quale sia oggi il sound dei Fluxus, fatto di ritmi moderati,
tromba in primo piano e dissonanze chitarristiche. Non mancano gli
episodi più classici, come nell'iniziale "Nessuno si
accorge di niente", ma in generale il disco suona meno "cattivo"
del solito.
L'album si apre, come già accennato, con la dura "Nessuno
si accorge di niente", chiara invettiva contro un mondo che
ormai è completamente indifferente verso le cose importanti
e ricopre invece di contenuti superficiali tutto ciò che
non dura. L'incedere musicale è duro al punto giusto, ma
il tono si ammorbidisce nel passaggio successivo, "Non c'è
più niente di me", nella quale la voce di Franz Goria
sembra quasi sussurrare.
"Radiografie" si apre con un riff di tromba su arpeggi
di chitarra elettrica, e l'effetto è suggestivo, mentre Franz
parla "della legge del potere di chi tiene in mano quello sfollagente,
con cui disperdere persone che non sono gente, ma persone e che
a sfollare non ci pensano per niente": anche qui i fatti di
Genova sembrano aver segnato le coscienze. Dopo la veloce "Strana
forma di vita" e la lunare (in tutti i sensi) "Una splendida
giornata di luna" si arriva a "Questa specie", scritta
per i Fluxus da Dario John Brondello, dotata di un ritornello davvero
riuscito. Si passa poi a "Fensi", ricca di immagini, prima
di "Talidomide", violenta invettiva rivolta alla tv e
alla società dell'informazione, che si avvale del lavoro
tecnologico di Teardo.
Si corre poi verso la fine dell'album, attraverso "Rosso scuro",
"Stella dalle mille facce" e una seconda versione di "Una
splendida giornata di luna", per poi chiudere con la strumentale
"Attraverso Managua", guidata da una tromba impazzita
che mette fine ad un ottimo disco.
enzop
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