La Stampa 02 Settembre 2005 pag. 41 MUSICA IN CENTRO UN LUNGO ELENCO DI SPETTACOLI E ANTEPRIME: ORA IL RICORDO DELLA DISCOTECA SOPRAVVIVE IN UN SITO INTERNET Il popolo della notte orfano del Barrumba Il locale di via San Massimo chiude in polemica con il cinema Greenwich di via Po Paolo Ferrari Non finiva più di suonare, quella sera al Barrumba, Gil Scott - Heron, profeta della musica impegnata afro - americana; e si stava pigiati come sardine quando nella sala di via San Massimo 1, quasi angolo via Po, suonavano i Subsonica, i Bluebeaters o i Fratelli di Soledad. Nei dieci anni di gestione di Ivaldo Marceca, in quel rock club di stampo anglosassone è passato di tutto: i Morcheeba e i Rocket From The Crypt, De Gregori e Paul Weller, i Mogwai e i Coldcut, i fascinosi Cousteau e i duri Linea 77, i neo progressivi Ozric Tentacles e la sensualità deviata degli Skunk Anansie. Ma la lista potrebbe proseguire all'infinito, tra band locali sulla rampa di lancio e star internazionali che si potevano toccare con le mani. Ora basta, silenzio. Il Barrumba chiude, la notizia è stata diffusa dallo stesso staff di Marceca, anche titolare dello Zoo Bar di corso Casale e delle Officine Belforte ai Docks Dora, nonché direttore dell'estivo Chicobum Festival a Borgaro. Il comunicato lascia trasparire occhi lucidi quanto quelli dell'arbitro Collina al momento dell'addio al calcio, e lo stesso Marceca risponde al telefono con tono alquanto amareggiato: «Il nostro contratto d'affitto si rinnovava di anno in anno, e alla scadenza del giungo scorso ho chiesto la possibilità di firmare per sei anni. Si trattava di investire sul locale, occorrevano lavori per renderlo più versatile, rilanciarne l'immagine, riposizionarlo nella mappa del divertimento in città». Non c'è stato invece nessun rinnovo, per cui quelli del Barrumba non hanno avuto scelta e hanno fatto i bagagli: «Via impianto e arredi, il nostro storico barista e cassiere, Zulu, ha persino cancellato le centinaia di autografi che si erano accumulate sui muri dei camerini. Come lui, resta ora senza lavoro una dozzina di persone tra camerieri, sicurezza, tecnici». Per tutti l'obbligo di guardare avanti: «Firmeremo Associazione Barrumba altre iniziative, sparse per la città, ma l'obbiettivo prioritario è trovare, in accordo con le istituzioni, una sede a ridosso del centro per riprendere a proporre musica indipendente al pubblico torinese. In questo senso ha manifestato interesse e garantito impegno il nuovo assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva, che ho incontrato di recente». Reazioni incoraggianti anche da parte del pubblico: «Mezz'ora dopo l'invio del comunicato ai clienti iscritti alla nostra newsletter avevamo già ricevuto una cinquantina di risposte; tanta amarezza, c'è gente che lì dentro ha trascorso gli anni dell'università o ha incontrato l'anima gemella, ma anche l'incitamento a non mollare». Tra le cause della chiusura, infine, ci sarebbero i difficile rapporti con l'adiacente cinema Greenwich. Il cinema affaccia su via Po e ha pareti che confinano con il Barrumba. La nuova proprietà lamenta che gli spettatori sono disturbati dal suono della discoteca: «In passato con il Faro si era trovato un accordo sugli orari - conclude Marceca - mentre la nuova gestione si è presentata con una lettera del suo legale; da quel momento, i rapporti sono passati agli avvocati». Per nostalgici e curiosi, il sito www.barrumba.com presenta una galleria fotografica dei concerti.