| quando: aprile 2004
chi: mirco rizzi
intervista realizzata da Davide Riccio
davide: “Cameriere”…
Sovraincisioni di chitarra classica, qualche percussione discreta,
aria di improvvisazione… A’ la Jean Guilou? Memorie
prima citate a parte… Ricordo anch’io un concerto di
Jean Guilou a Torino e un disco, improvvisazioni dedicate all’equipaggio
dell’Apollo 8, con copertina argentata, che sono andato a
ripescare e riascoltare… Beh, nel senso migliore, folle davvero!
(Come collezionista e ascoltatore onnivoro, direi, folle anch’io).
Ascoltando il tuo brano d’apertura, ho subito ripensato agli
albori di questi linguaggi sonori altri, a Webern in primis, al
suo Klavierstuck di un minuto e mezzo in cui concentrò tutto
un modo-mondo nuovissimo, astratto e rarefatto, quindi ineffabile
(o per i più semplicemente incomprensibile) di fare e fruire
musica. Dinanzi a un brano tradizionale sappiamo come ascoltare,
riconosciamo e riconduciamo a quella unitarietà che la nostra
memoria è capace di costruire: tonalità, melodia,
ritmo, timbri consueti... Tu però, a differenza di un Webern,
improvvisando (mi pare) un asolo su una seconda chitarra dietro
un basso continuo precomposto, atonale, ti affidi alla varietà
di accostamenti contrastanti, a volte, qui del tutto generati dalla
casualità. Forse c’è più il Berio delle
Sequenze… Ma, ecco, in ogni caso alzi da subito la posta in
gioco e domandi: tu, ascoltatore, sei preparato, sei educato ad
altre possibilità-realtà sonore, musicali? Vuoi, puoi
continuare a seguirmi? Hai voglia di metterti in gioco?
mirco: "Cameriere" l'ho
pensato come un qualcosa che porta a qualcos'altro...un intro? L'arrivo
di un cameriere che ti porta la prima pietanza ("Mu")...
E’ un immenso piacere (e forse il modo in cui io intendo suonare
una chitarra o un altro strumento) quello di improvvisare. Moltissime
cose che ho fatto sono improvisate. Giocare registrando minuti di
tracce lasciandomi trasportare da una tonalità, da un suono,
da un ritmo è il mio piacere di suonare, specialmente nel
progetto Ashtool dove il tutto è strettamente personale.
d: “Mu”: con questo titolo
sono andato – passando però con la mia astronave per
un tunnel spazio temporale, per il famoso ponte Einstein-Rosen (suggestione
indotta dalla tua musica che qui tanto mi ha richiamato in causa
i “Future Sound Of London”), nel Deserto di Gobi (Sha-mo
in cinese). Nel 1868 Churchward, archeologo in India, trovò
strani bassorilievi e incontrò un sacerdote che lo aiutò
a decifrarli e gli parlò dei Naacals, i “grandi fratelli”,
venuti in tempi antichissimi a portare la loro saggia parola da
Mu, la terra madre altamente progredita, continente perduto, colpito
da catastrofe immane e definitivamente sommerso. Da allora in poi
molti se ne interessarono, ma nessuno poté mai individuare
dove fosse stato esattamente Mu con le sue sette grandi città,
favoloso continente quanto Atlantide… Sempre che fosse, sia
mai esistito. La razza ariana, si dice, sarebbe poi discesa dalla
stirpe dominante su Mu. Se fra 20.000 anni, il seguito di noi ormai
sepolto da altrettanta catastrofe immane, dovesse fra l’altro
sopravvivere questo tuo cd, una volta trovato di nuovo il modo e
la tecnologia per decifrarlo, ascoltarlo… Chissà cosa
potrebbero pensarne i nostri epigoni?
m: Mu... se il mio poco sapere
non mi inganna, si ipotizza che ci fosse stato uno scontro prima
di quello che noi conosciamo (o così crediamo) tra Mu e Atlantide...
Un crash..."Mu" è questo, giochi di ritmi ed esplosioni
di synths... Amo i FSOL e le loro atmosfere. E’ nato come
gioco e puntualizzo gioco, anche perchè la sua prima forma
l'ha presa su una consolle per videogiochi... Preferisco non pensare
(oggi come fra 20.000 anni) a chi ascolterà le mie cose;
io suono fondamentalmente per me stesso, anche se poi questo pensiero
si scontra con il mio piacere di suonare e fare delle cose in mezzo
alla gente, di "fronte" alla gente...
d: “Onefilter 1.0” è il mio
pezzo preferito. Atmosfera alla Brian Eno del miglior periodo Ambient
Music, quello di Music for Airport, per intenderci. Se lo ascolti
con concentrazione, ti infonde pace, neutralità (vi puoi
fare dello yoga, o della vecchia M.T., la meditazione trascendentale,
tipo quella praticata ancora da quell’altro grande folle di
David Lynch, che io amo spassionatamente… scusa, divago facilmente,
eppoi sono un nostalgico dei Settanta), ma è anche un brano
che potrebbe arredare spazi diversi (o installazioni), accompagnare
in attività diverse. Accoglie, accompagna. A volte penso
che la gran parte della musica oggi sia invece per lo più
violenta, ti impone l’attenzione, l’ascolto, o peggio
ancora se stessa per se stessa… Con questo tipo di musica
invece il consumo può avvenire contemporaneamente ad altre
attività, senza disturbo… e mentre suona diventa quel
che accade in te e fuori di te, migliora e armonizza perfino le
tue percezioni e appercezioni tra le realtà esterna e interna…
m: Sto tentando di fare cose musicali
che creino accompagnamento, colonna sonora (vedi i miei primi tentativi
videomusicali)...Onefilter1.0 è nato suonando la classica
sdraiato sul divano... facendomi trasportare dai fumi inebrianti
di uno spinello (disdegno droghe "pesanti" ma non quelle
"leggere")... L'ho suonato per ore, in totale trasporto,
senza accorgermi di quello che le mie dita facevano... Un bel sogno.
Nel video di Onefilter1.0 (scaricabile dal sito) c'è un tentativo
di creare con immagini quella sensazione...
d: Saleccia 5… Man mano che il cd procede
devo confessarti che mi piace davvero. Non sentivo cose così
di qualità venire dall’underground italico da parecchio
tempo (vi includo “Blu/viola” di Brusaschetto, anch’esso
davvero un buon disco). Qui, si vira verso l’electro-lounge,
direi. Mi imbarazza dover trovare delle etichette, ma sono punti
cardinali per chi leggerà l’intervista. La musica non
è soltanto l’arte di abbinare i suoni e i rumori, e
la sua primordialità non si è mai lasciata cogliere
del tutto dalla descrizione in parole e teorie, non è definibile
completamente né lo sarà mai senza la sua creazione-esecuzione
e il suo ascolto diretti, talmente è perfetta nel suo regno.
La musica penetra e permea anche altri mondi o loro parti: emozioni,
pensiero sottile, intuizione estatica, vibrazioni fisiche a vario
livello, ispirazione musicale, ricordi e identità sonora,
l’insondabilità del mistero creativo o ri-creativo…
aspetti fisici, energetici, psico-emotivi, mentali e sopramentali,
intuitivi… J.S. Bach diceva che “noi intuiamo appena
la vera Musica”. Tu cosa pensi che sia la “vera Musica”?
m: Non so molto delle differenti
classificazioni, ma non mi dispiace se qualcuno mi "affibbia"
delle "etichette"... io faccio musica perchè ho
ascoltato e ascolto musica (anche se non più come una volta).
E’ naturale che quello che faccio possa essere etichettabile...
se poi si parla di etichettare per il business non me ne frega niente...
La musica è musica, tutti i suoni per me sono musica... La
"vera musica"? Il rumore del mondo è dir troppo?
Non so, tutto quello che sento mi porta musicalità o viceversa,
canticchio e giocherello con i ritmi in continuazione...
d: Qui, in “Meeting a friend”, ha
suonato anche Brusaschetto… Due chitarre ipnotiche e sognanti
che mi ricordano Fripp&Eno in “Evening star” e la
Frippertronic, quindi gli effetti, i rumori di vita quotidiana da
una strada… Clacson trattati quasi come trombe di Jon Hassel.
Scrisse Eric Satie nei “Quaderni di un mammifero”: “Bisognerebbe
comporre una musica d’arredamento, che conglobasse i rumori
dell’ambiente in cui viene diffusa, che ne tenesse conto.
Dovrebbe essere melodiosa, in maniera da addolcire il suono metallico
di coltelli e forchette, senza troppo imporsi, senza volervisi sovrapporre.
Riempirebbe i silenzi, a volte pesanti, fra i commensali. Risparmierebbe
il solito scambio di banalità. Neutralizzerebbe, nello stesso
tempo, i suoni della strada che penetrano, indiscreti, all’interno”.
m: Meeting a friend è nato
così, in mezz'ora… A proposito di Satie , colpito!
d: Segue Passeggiata… Nonostante tu abbia
suonato nella musica varia, ma pur sempre dura di Brusaschetto (ed
anche, direi, “maledetta”), e i tuoi trascorsi di passione
per Motorhead e affini di metal estremo (secondo me anche per i
CSI), sembra che tu sia infine vocato ormai a un’opposta musica.
Dunque, gli estremi infine coincidono, come nell’uroburo,
il serpente che si morde e inghiotte la coda?
m: Passeggiata è uno dei
pezzi con la più lunga gestazione, le chitarre risalgono
a 10 anni fa. Anche in passato ho fatto cose che sembrano "meno
aggressive e violente" ma non lo sono, dal mio punto di vista.
Mi ha sempre interessato avere un filo conduttore e trovare il "quid"
anche con bidoni e bottiglie di birra riempite con acqua a livelli
differenti... E’ tutto un cerchio ("cerchireprise")...
Tutto torna, qualcosa torna sempre e con frequenza....
d: “Nulla mi è dovuto”, “La
vite”, “Cerchireprise”… A questo punto,
a metà cd, dopo averci coccolato con suoni minimali, calmi,
alchemici distillati sintetici… ecco arrivare una ormai inattesa
sferzata destrutturata, de-evoluta (con qualche reminiscenza di
Einsturzende Neubauten, Nitzer Ebb, Fortran 5 e Laibach…).
Ad ogni modo, c’è una coerenza con il progetto che
riassumerei con il motto “ordo ab chao” del rito massonico
scozzese. Qualunque ordine deriva da un caos primario, lo stato
caotico della materia originaria non ancora investita dallo spirito
creativo. Ma in questo brano non c’è il puro caos:
direi piuttosto che si sente il passaggio dalla materia prima alla
nobilitazione per intervento dello spirito creativo, una fase intermedia.
Come componi? Senza prevalenza del macrocosmo diatonico o cromatico
temperato, tonale, lineare, quando senti che il pezzo è risolto,
concluso, completo?
m: Non esiste il caos... Ancora
idee radicate nel tempo e nell'anima... "Nulla mi è
dovuto" e "Cerchireprise" sono gli unici due pezzi
con con un parlato, qualcosa da dire "a voce"... Ashtool
è nato come un progetto senza vocals, ma legato al passato
ho deciso diversamente perchè avevo qualcosa da dire, non
so in futuro... Sono ricordi di progetti passati mai finiti su cd,
presi, trattati, giocati... "La vite" è un'altro
momento di mio personale svago nel ricordo di chitarre distorte,
momento di strippo da suonare dal vivo. Per quanto riguarda il mio
modo di comporre, banalmente, tutto parte da due note, un suono
e poi vedo dove il tutto mi porta.
Canticchio molto, come dicevo, così gioco con la voce, con
la chitarra e nascono le cose: il pezzo è finito quando per
me acquista un senso, un senso personale.
d: “Sexes3”, “Overflowunguento”.
La musica è la sola arte grazie alla quale l’uomo smette
di vivere se stesso in un succedersi di compartimenti distinti:
il corpo fisico, le nostre energie, le emozioni, l’intelletto,
e così via, tutto come se corrispondesse a stati separati
nei diversi momenti del vivere. La musica soltanto riesce a coinvolgere
e attivare nello stesso momento ogni livello vitale. Per la stessa
ragione Beethoven disse che non c’è religione più
elevata, o filosofia più elevata, della musica. Però,
niente di nuovo sotto il sole, questa era un’idea già
tramandata fin da Socrate e Platone. In questi due brani, dietro
arpeggi più evidenti di chitarre in primo piano, si sentono
altre cose, alcune appena udibili, che sembrano essere altro, ognuna
un compartimento distinto di cui dicevo prima, ma che invece l’arte
musicale condotta consapevolmente, creativamente, riesce comunque
a raccogliere, collegare, unificare, armonizzare…
m: "Sexes3" è
uno dei miei preferiti: tante chitarre appena accennate... "Overflowunguento"
è il ricordo di una serata caldissima (io ero in mutande)
a registrare tracce improvvisate da 10 minuti l'una con Daniele
Brusaschetto; alla fine abbiam riascoltato il tutto, il tutto aveva
un senso, ci è piaciuto, così ho deciso di metterlo
nel cd...
d: “Ridolini/thoughts”, un finale
con vena ironica, buffa, anche un po’ misteriosa, non priva
di tenerezza… Mi ha fatto ricordare Frank Zappa (specie alcuni
lavori con Boulez o al Synclavier) e i King Crimson di alcune prime
improvvisazioni… Ma ora, per chiudere: la tua musica è
eufonica, nel senso che vi dava il musicologo Daniel Levy, per la
riscoperta della nostra realtà udibile e altresì inaudibile,
un collegamento tra “io Suono” e “io Sono”.
Per capire tutta la musica dovremmo fare come gli acustikòi
della Scuola di Pitagora: reimparare ad ascoltare per poter intendere,
sapendo fare anzitutto silenzio nell’agitazione della mente.
Esiste musica dunque che agita la mente riempiendola di cose che
sono anche altro da noi, e altra musica per cui occorre fare silenzio
nella mente con dentro le sue categorie instillate, radicate, quadrate.
La tua appartiene a questo seconda categoria, più “sferica”.
Ma è anche una seconda categoria a cui la maggior parte dei
“fruitori” di musica non è preparata, a cui non
sa lasciarsi andare, per cui non sa fare silenzio e predisporsi.
Tu fai quello che senti, liberamente, ma come ti poni dopo tanta
purezza dell’atto creativo rispetto al pur sempre legittimo
bisogno umano di riconoscimenti di varia natura?
m: Ad oggi posso sentirmi soddisfatto
di quello che ho fatto e sto continuando a fare. Ho suonato davanti
a centinaia di persone e davanti a 10 persone: entrambe le situazioni
mi hanno dato "riconoscimenti". Nel momento di un applauso,
di un sorriso, del fermarsi, sedersi e ascoltare io ricevo "riconoscimenti"...
Se si parla di soldi, io lavoro per vivere e mangiare...
Episodio curioso in una kashba (nel senso di locale dove si serve
il the, con tappeti indiani etc.) n.d.d.r.), a Tucson in Arizona,
ricordo di persone che hanno appoggiato dei dollari come mancia
sul mio flightcase...eh eh… "riconoscimenti"...
Ho incontrato tanta gente, tanti musicisti e continuo a farlo, questo
è il bello, il "riconoscimento"...
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