| quando: 10/10/03
dove: red pub (torino)
chi: daniele brusaschetto
enzo: Iniziamo parlando del nuovo
disco, "Poesia totale dei muscoli"...
daniele: L'ho riascoltato proprio
stasera dopo diverso tempo, e ho iniziato a sentire una serie di
cose che adesso farei diversamente, come alcune parti di batteria
che mi sembrano troppo alte rispetto al resto come volume. In effetti
non so bene cosa pensare, anche perchè esce dopo anno dal
suo completamente e adesso sto facendo altre cose che probabilmente
pubblicherò tra altri cinque anni!
Di certo non è tanto rumoroso, almeno non come gli altri
miei dischi...
e: In effetti l'album ha avuto una gestazione
parecchio lunga, dal momento che è stato registrato tra il
2001 e il 2002.
d: Per me è sempre stato
così, non mi è mai successo di mettermi a tevolino,
creare dieci pezzi e registrarli in tre mesi. E' sempre una cosa
molto casuale, magari resto a casa una settimana dal lavoro e se
ho voglia di fare musica la faccio. Di solito vengono fuori qualcosa
come 200 minuti di improvvisazione, poi prendo quello che mi piace,
lo registro nella mia mente e poi passo alla registrazione vera
e propria, spesso recuperando le alcune parti ricampionandole e
suonandoci nuovamente sopra.
Da quando è stato finito ho voluto poi aspettare prima di
stamparlo, ho provato a mandarlo un po' in giro per etichette ma
alla fine ho deciso praticamente di autoprodurlo.
e: Quindi non uscirà per la Radon come
il precedente?
d: No, in questo caso si tratta
di un disco autoprodotto, supportato però dalla Radon, dall'etichetta
milanese Oggetti Volanti Non Identificati, dal Bar La Muerte e la
DSK.
e: Autoproduzione completa anche per la musica
suonata, dal momento che hai suonato e cantato tutto tu, dalla chitarra
alla batteria...
d: Sì, era un periodo in
cui volevo provare a far tutto da solo, e non per un fatto di egocentrismo,
ma per poter dimostrare qualcosa a me stesso, per vedere se ero
in grado di farlo.
e: Cosa mi dici del titolo, invece?
d: Il titolo ha una storia ben
precisa. Io lavoro in una comunità per persone disabili,
dove, tra gli altri, vive una persona che si chiama M.R.. E' un
grande appassionato di musica, incredibilmente anche della mia,
e allora in un periodo in cui a scuola stava studiando il corpo
umano ha scritto una poesia. Quando gli è stato chiesto di
cosa si trattasse, o se non altro che titolo volesse dargli, lui
ha detto: «E' una poesia totale dei muscoli» e io sono
rimasto fulminato da questo titolo, tanto che ho deciso di utilizzarlo
per il disco.
e: Dal punto di vista musicale, nel disco si
nota un lavoro molto attento su tutte le parti di chitarra, che
non suonano mai pulite anche quando il suono è per lo più
acustico...
d: Sì, mi piace sperimentare
in questo senso. Mi sono divertito molto a sovraincidere tonnellate
di chitarre su ogni pezzo, anche se spesso la cosa non si nota.
E poi io sono primariamente un chitarrista, e mi piace molto spaziare
tra i diversi suoni che si possono ottenere con lo strumento.
e: Dal vivo come pensi di presentare il lavoro?
d: Su questo punto è un
po' un casino, perché a parte le serate che di tanto in tanto
faccio con Bugo non sto ricevendo molte proposte, anche perché
dal 1997 ad oggi mi sono sempre organizzato tutto da solo. Dopo
tutti questi anni di sacrifici mi sono rotto un po' le palle di
questa situazione, per cui al momento non sto organizzando nulla.
Mi piacerebbe organizzare una specie di tour europeo coinvolgendo
una serie di amici some Sandblasting, Ovo, i Ludmila e il progetto
di Mirco Rizzi, il chitarrista che mi accompagna dal vivo. Sto proponendo
la cosa agli altri e spero che si riesca a fare, anche perché
la dimensione live mi manca parecchio.
e: Ne abbiamo già parlato in privato,
questo nuovo lavoro suona più "accessibile" dei
precedenti, e in alcuni brani sembra addirittura affiorare una vena
pop.
d: Sì, soprattutto in un
brano come "Silvestro", che quando ascolto mi sembra addiruttura
troppo pop. Diciamo che era un periodo che mi andava di fare quello
e forse è anche un modo per dare la possibilità alla
mia musica di ampilare il suo range di ascolto. E poi a me piace
suonare praticamente di tutto.
e: Il tuo suono e il tuo modo di comporre i
testi, d'altra parte, rimangono sempre molto personali. Come definiresti
la tua musica?
d: Mi succede spesso che qualcuno
mi chieda che musica suono, e spesso invece capita a me di chiedere
a qualcuno che ascolta la mia musica cosa gli fa venire in mente.
Io, sinceramente, non ne ho la minima idea, posso dirti che ci sento
dei frammenti di metal, poi spesso nelle recensioni sento dire che
ho una voce monocorde, simile a Giovanni Lindo Ferretti, ma per
me è tutto molto spontaneo, e l'uso della voce viene da sè,
anche perchè credo di essere abbastanza stonato in generale!
Per quanto riguarda i testi è vero che ho un modo di scrivere
frammentario, spesso creo diversi testi e poi lavoro di taglia e
incolla, avvicinando le frasi che hanno un riferimento comune. E'
un lavoro divertente, devo dire.
e: Qualche tempo fa hai portato la tua musica
negli USA. Cosa mi puoi raccontare di questa esperienza?
d: Il tour era stato organizzato
dal capo della Radon. Siamo arrivati ad Atlanta e da lì siamo
partiti per un coast to coast in furgone. Sicuramente la situazione
è molto diversa da quella che c'è in Europa: gli Usa
sono la patria del nazionalismo più becero anche a livello
culturale, e non a caso in alcuni locali eravamo i primi italiani
o addirittura i primi europei a suonare. Per quanto riguarda l'attenzione
del pubblico, dipende molto dal club in cui ti trovi, e non credo
si tratti di un fatto di nazionalità: abbiamo suonato in
posto dove l'atmosfera era gelida e abbiamo suonato in luoghi dove
la gente ci ha riservato un'accoglienza eccezionale, con tanto di
baci e abbracci a fine concerto.
e: Prima accennavi a cose nuove sulle quali
stai lavorando, puoi dirmi di più?
d: Diciamo che ci sono un miliardo
di abbozzi, sia relativi ai testi che alle musiche. Ad un certo
punto dovrò ristabilire l'ordine, ma per ora ci sono circa
4 pezzi praticamente finiti che probabilmente andranno a finire
in un promo che accompagnerà le copie del disco per la stampa.
e: Come vedi l'attuale scena musicale torinese?
d: Se ci si ricollega alle realtà
musicali di successo, che possono essere in America o in Inghilterra,
andrebbe detto che le scene ci sono dove è possibile permettersele:
inutile dire che anche in questo campo la disponibilità finanziaria
condiziona molto tutto. A Torino le realtà musicali indipendenti
sono indipendenti sotto tutti i punti di vista e ovviamente è
un casino districare il groviglio di intrecci che non sono assolutamente
ufficiali, e spesso gruppi che fanno cose simili non sanno nemmeno
dell'esistenza l'uno dell'altro.
Negli Usa non funziona così: il gruppo sfigato manda in
giro il proprio promo, l'etichetta sfigata, che non hanno niente
a che vedere con le etichette sfigate italiane, intendiamoci, riceve
e pubblica, avendo a propria disposizione un mercato ristretto ma
comunque discreto. Insomma, a Torino la situazione è buona,
ma rischia di venire soffocata da questa ormai cronica mancanza
di denaro.
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