| quando: 23/05/03
dove: piazza solferino (torino)
chi: lalli
enzo: Tra "Tempo di vento"
e "All'improvviso, nella mia stanza" sono passati ben
5 anni. Cosa è successo in questo periodo?
lalli: In realtà è
passata la mia vita, è anche per questo che mi piace definire
un disco come una fotografia del momento, perchè in qualche
modo quando ascolterò il mio disco mi ricorderò di
quali persone mi stavano vicino, qual'era il paesaggio nel quale
mi muovevo, i colori e gli odori che vedevo e sentivo in quel momento.
Non essendo la musica il nostro vero lavoro, serve molto tempo
per scrivere una canzone, anche perchè non sono mai contenta,
e prima di poter dichiarare finita una canzone bisogna passare attraverso
quello che io amo chiamare "l'artigianato della musica",
un lavoro di cesello che occupa diverso tempo.
e: Mi sembra che se "Tempo di vento"
parta da presupposti rock, l'ultimo album suoni molto più
cantautorale...
l: Io e Pietro siamo partiti con
due intenti fondamentali, fin da "Testa storta", che è
stato il primo brano sul quale abbiamo lavorato insieme, a quattro
mani. Il primo era quello di dare leggerezza a delle piccole storie
perchè potessero tornare ad essere visibili all'interno di
storie più grandi; per farlo bisognava togliere la cupezza,
in modo che arrivassero meglio e più facilmente al cuore
di chi ti ascolta. Il secondo aspetto, più strettamente musicale,
riguardava la volontà di creare canzoni che stessero su solo
con voce e chitarra: una volta raggiunto questo obbiettivo di base
abbiamo cominciato a lavorare sui colori, aggiungendo man mano gli
strumenti, compresi quelli folklorici che non sono stati scelti
in modo forzato, ma sono ormai quelli della nostra contemporaneità...
se pensi che Torino è una delle città più arabizzate
d'Italia capisci che scegliere un certo tipi di strumenti non è
una decisione presa a tavolino ma una necessità, una cosa
completamente spontanea.
Sotto questo punto di vista la collaborazione di Carlo Rossi è
stata fondamentale proprio perchè con lui ci siamo trovati
in perfetta sintonia, e con lui abbiamo scelto di far sentire di
più uno strumento in un certo passaggio e via dicendo, ma
solo per fare in modo che ogni singola canzone suonasse leggera
e aperta al mondo, con l'intenzione non troppo nascosta di strappare
anche qualche sorriso. Viviamo in un tempo difficile, nel quale
abbiamo disimparato a sorridere, io per prima, e quando comprendo
di essere ancora in grado di farlo capisco quanto questo sia importante,
quanto mi aiuti. E se riesco a farlo raccontando delle storie, un
piccolo traguardo è stato raggiunto.
e: A proposito di Pietro, quanto è stato
importante il suo ingresso nel tuo mondo artistico?
l: Come puoi capire, è stato
fondamentale. Con "Tempo di vento" in qualche modo ho
chiuso un cerchio che comprende l'esperienza con i Franti e tutti
i progetti successivi, e l'incontro con Pietro mi ha dato la possibilità
di aprire un altro ciclo, prendendomi le mie responsbilità
e sentendomi un pochettino più libera, libera di preoccuparmi
delle storie da raccontare e della musica da scrivere. Per me scrivere
una canzone è un evento magico: fatichi tanto per crearla,
poi quando la vedi finita ti rendi conto che lei era già
lì, bastava saperla raccogliere. Con Pietro abbiamo lavorato
a questo processo insieme, io portavo un testo, lui una musica,
ed ogni volta cercavamo di capire quali parti erano fondamentali,
eliminando tutto il resto e ricominciando, ogni volta. Per questo
è stata realmente una scrittura a quattro mani, ci siamo
costantemente dati consigli reciproci sul testo e sulla musica.
Pietro, quindi, è stato importante anche per migliorare il
mio modo di scrivere: fino a "Tempo di vento" lavoravo
molto poco sul testo, la maggior parte delle volte quello che scrivevo
di getto non veniva più toccato, mentre con lui sono stata
stimolata a gestire meglio la scrittura, stando più attenta
alle parole da usare e a quello che volevo comunicare.
e: Qual'è il significato del titolo dell'album?
l: "All'improvviso, nella
mia stanza" ha due valenze principali. Innanzitutto per me
la stanza è il luogo fisico dove nascono le mie canzoni in
modo assolutamente naturale, perchè non decido mai che cosa
scrivere nè quando farlo. Poi si tratta di un omaggio: è
il refrain di una vecchissima canzone francese che Marguerite Duras,
la mia scrittrice preferita, canticchiava con il suo compagno Yann
Andrea Steiner mentre giravano con la loro macchina nelle campagne
francesi. E' stato quindi un modo per tenere la Duras vicina in
questo disco, perchè lei è lì che gira nella
mia stanza, dove ci sono i suoi libri perchè mi piace, ogni
tanto, andarmi a rileggere una frase o un passaggio particolare.
e: Leggendo un po' di recensioni di "All'improvviso...",
ma anche di "Tempo...", ci si rende conto che è
impossibile trovarne una negativa. A cosa credi sia dovuta questa
stima incondizionata che la stampa nutre nei tuoi confronti?
l: Non so. Credo che fino a "Tempo
di vento" io mi sono cimentata con cose che probabilmente già
mi appartenevano, e forse dietro a questi elementi io mi sono un
po' nascosta, proteggendomi. Per questo, ancor prima della musica,
alla gente arrivava il mio passato, tutto quello che avevo fatto
prima. A proposito di questo, mi dispiace molto che del mio passato
spesso si ricordi Franti come gruppo ideologicamente puro, che non
si è venduto, mentre si parla assai poco di quelle che oggi
sono le sue canzoni. A mio parere, e cercando di essere il più
possibile obiettiva, ascoltando oggi quelle canzoni mi sembra che
ancora oggi siano ottime, perchè dentro c'è la passione,
che sia essa politica, per la vita o per gli uomini in generale,
tradotta in forme musicali che hanno ancora qualcosa da dire.
Questa percezione di Franti mi spiace, perchè credo faccia
del male al gruppo stesso: il nostro non era un atteggiamento ideologico
precostituito, eravamo persone che la pensavano spesso in modo molto
diversa tra di loro, eravamo abituati a stare in mezzo ad una comunità
di persone che esprimevano una voglia di cambiamento, un desiderio
di migliorare la propria e l'altrui vita, e tutto quello che facevamo
era spontaneo, non c'era nulla di ideologicamente puro: c'erano
delle scelte da fare, e si facevano.
Tornando al discorso delle recensioni, credo che fino al primo
disco la stampa specializzata si facesse influenzare dal mio passato,
mi veniva riconosciuta prima di tutto una sorta di dignità
del mio percorso artistico, così come, probabilmente, viene
riconosciuta a Stefano Giaccone.
Questo disco rappresenta invece per me una nuova rotta da seguire:
in tanti anni la musica ha cambiato il suo posto nella mia vita,
diventando un elemento sempre più interiore, e al centro
di tutto questo c'è la leggerezza. In "Canzone del ritorno"
c'è un piccolo accenno a questa pretesa. Quando Lomax andò
in carcere per registrare Leadbelly, lui non era per niente d'accordo
a farlo. Diceva: "Tu sei pazzo, tu uccidi le canzoni, è
come se mettessi uno spillo sulle ali di una farfalla. Le canzoni
devono volare leggere nell'aria". Quindi Lomax prese tutta
la sua attrezzatura e se ne andò. Poi ebbe un'intuizione
geniale e tornò a trovarlo, cercando di convincerlo in questo
modo: "Hai ragione, le tue canzoni devono volare leggere. Ma
tu, adesso, sei da solo, qui in carcere, e alle tue canzoni puoi
regalare solo questo pezzo di cielo che vedi. Io posso permetterti
di regalare loro molti altri pezzi di cielo". Lo convinse.
"All'improvviso...", quindi, è il mio tentativo
di offrire altri pezzi di cielo alle storie che vogliamo raccontare,
è il nostro unico, umile, intento.
e: Cos'è rimasto, oggi, di Franti?
l: Tutto. Innanzitutto perchè
se non avessi incominciato a cantare coi Franti, forse non lo avrei
mai fatto. Mi si sono aperte delle finestre sul mondo che prima
non avrei nemmeno immaginato: il punk ha permesso di dire e fare
delle cose nonostante mancassero i mezzi tecnici, anche perchè
la gente che ti ascoltava spesso la ritrovavi sullo stesso palco
cinque minuti dopo, in un costante tentativo di stravolgimento di
quel posto di potere che è il palco.
In tutti questi anni, poi, i Franti mi hanno insegnato a non avere
mai paura. Se tu vuoi bene alla musica e alle cose che dici e che
fai, non devi avere paura di sporcarti le mani. Poi puoi fare mille
errori, ma li farai provandoci e facendoli per te stesso, per avere
chiaro ciò che vuoi fare e i rischi che stai affrontando.
E' una delle cose più difficili da fare, perchè viviamo
in un mondo pieno di paure, dove la prima reazione è di chiudersi:
è più facile parlarsi per e-mail che non occhi negli
occhi. I rapporti stanno cambiando così, bisogna rendersene
conto, ma questo non vuol dire che mi piaccia e che non possa fare
niente per cambiare questa situazione.
Io sono stata fortunata ad aver trovato la musica, che è
diventata una risorsa interiore che nessuno piò togliermi,
ed è una cosa di cui ringrazio perchè mi aiuta ad
affrontare la vita: la voce è l'unica cosa che può
perdonarti tutti i peccati, perchè è sempre lì,
tu la vedi, la senti sulle labbra che parte e lei ti accompagna
fino al giorno dopo.
e: Dall'esperienza con i Franti al concerto
di qualche giorno fa, per raccogliere fondi in favore della Pantera
90. L'impegno politico è una costante...
l: Per me è una cosa del
tutto naturale, ma bisogna stare bene attenti a cosa si racconta.
Quando le cose diventano grandi sono molto difficili da mantenere
limpide, pure. Per carattere, a me piaccono le piccole storie, poco
eclatanti, perchè quelle più grosse sono da mantenere
nel privato, non sono da cantare. Vedere in televisione la morte
di Carlo Giuliani per me è stato scioccante, l'unica cosa
che ho potuto fare è stata telefonare a Stefano (Giaccone,
n.d.i.) in Galles e piangere insieme a lui, era l'unica cosa che
potessi fare. Un evento del genere richiede azioni, gesti, passi,
non una canzone. Una canzone può dare visibilità ad
una storia, ma non può restituire giustizia.
Oggi può sembrare scontato avere la possibilità di
scendere in piazza per il primo maggio o per il 25 aprile, ma non
è così, può anche darsi che domani non avremo
questa opportunità: non vedo questo paese andare verso un
miglioramento, nè per quanto riguarda l'aspetto economico
nè per la crescita di una coscienza che oggi manca. Bisogna
tenere ben salda la memoria, ma non in senso nostalgico. Prendo
come esempio il film "I nostri anni" di Daniele Gaglianone:
quando l'ho visto, il titolo ha cambiato completamente di significato,
perchè il film riesce a farti capire che non c'è molta
differenza tra gli anni di chi è stato partigiano e gli anni
di chi vive questa contemporaneità. Si tratta sempre degli
stessi anni, e il film è bellissimo soprattutto per questo
motivo, per il valore che viene portato dal titolo.
e: Parlando invece dei concerti, in scaletta
ci sono sempre molte cover. Qual è il rapporto che hai con
le canzoni degli altri?
l: E' lo stesso rapporto di chiunque
altro. Ci si innamora di una canzone così come ci si innamora
delle persone, e quindi a volte senza un motivo, poi comincia a
significare qualcosa per te e rimane nella tua stanza per sempre.
"Vedrai, vedrai" di Tenco per me è una canzone
di grande ottimismo, nonostante noi oggi leggiamo le sue opere alla
luce di ciò che è successo dopo nella sua storia personale,
e quindi ci sembra che la sua produzione sia caratterizzata soprattutto
da tinte fosche. Eppure, se leggi questa canzone ti rendi conto
che c'è tutto tranne che la disperazione: non c'è
la tristezza classica, solo la descrizione di un momento particolare,
di quelli nei quali ti sembra di non poter fare altro oltre a ciò
che stai facendo, ma lui dice "vedrai", e ci crede, è
convinto che le cose cambieranno, anche se non sa nè come
nè quando.
"Famous blue raincoat" di Leonard Cohen, invece, me la
porto dietro da tantissimo tempo. Racconta, sotto forma di una lettera
ad un amico, una storia che quando avevo vent'anni era all'ordine
del giorno: allora si parlava di cambiare la quotidianità,
anche nel rapporto con gli altri, a costo di vivere nella confusione,
senza troppe certezze. Questa canzone descrive la storia di due
amici innamorati della stessa donna, in un mescolarsi di amicizia
e amore che allora si verificava spessissimo, perchè allora
c'era uno spirito di condivisione fortissimo, che coinvolgeva tutti
i settori della vita. Cohen descrive quel momento con una forma
poetica straordinaria che mi riporta alla freschezza di quei momenti,
che non è che fossero sempre splendidi, perchè noi
non eravamo sempre contenti di tutto questo! Lavoravamo per cambiare
questo mondo, ma se il mio fidanzato mi chiamava per dirmi che andava
al cinema con la mia migliore amica non ero proprio contenta, questo
no, però prima di incazzarmi e di chiudere il rapporto, magari
provavo a confrontarmi con l'altra persona sul tipo di amore che
avremmo voluto.
"Afraid" di Nico è un'altra canzone che amo, per
il fatto che esprime con una sola parola uno stato d'animo preciso
che può essere mitigato solo affrontandolo, e questa è
un'altra cosa che ritrovo dentro di me.
Le canzoni degli altri, insomma, sono quelle canzoni che in qualche
modo fanno circuito con qualcosa che si muove dentro di te.
e: Rimanendo nel campo della musica degli altri,
cosa ascolti oggi?
l: Potrei dirti che sto ascoltando
il nuovo disco di Ben Harper (Diamonds on the inside, n.d.i.), in
realtà impazzisco per una canzone in particolare, cioè
"Amen Omen". Poi ascolto moltissimo i Yo La Tengo, Patti
Smith, Belle and Sebastian. Adoro la voce di Eddie Vedder, che secondo
me ha fatto una versione di "Master of wars" incredibile.
In generale conservo l'atteggiamento di qualche anno fa, cioè
compro subito un disco senza saperne molto, sapendo già che
al 90% mi piacerà. Ci sono cose che ascolto perchè
mi piace il modo in cui l'artista risolve certe situazioni, mi piace
molto chi cerca di togliere ciò che non essenziale, alleggerendo
la musica senza perdere il pathos.
e: Qual'è stato e qual'è il tuo
rapporto con Torino?
l: Torino è sempre stato
il posto dove volevo vivere. Ci sono stati molti momenti in cui
avrei potuto andarmene, ma mi sono sempre inventata una scusa per
non farlo. E' una città speciale, è il posto dove
sono cresciuta e credo che mi assomigli: conosco tutte le strade,
mi piacciono i colori, gli odori; è una città dura
e che ci mette molto tempo ad aprirsi, però quando lo fa
non è "falsa e cortese" come si dice, ma al contrario
è incredibilmente vera, ci si può fidare. Nonostante
io sia innamorata del mare, non la cambierei con nessun'altra città.
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