| quando: 12/12/02
dove: privilege (airasca)
chi: i too-tiki al completo
enzo: Iniziamo con qualche cenno
sulla storia del gruppo...
sefora: Abbiamo iniziato nell'ottobre
'99, con una formazione che includeva me alla voce, Olmo alla batteria
e Dj French alla chitarra e al campionatore, tre persone che condividevano
un'idea comune di musica, che si materializza in un massivo uso
dell'elettronica. Tra cambi di formazione e di strumenti, con la
breve apparizione di Ivan al basso, si arriva poi alla formazione
attuale, mentre il progetto assume una forma sempre più definita.
e: A proposito di elettronica, dalle vostre
scelte musicali si intuisce che la consideriate un mezzo molto importante
per comporre canzoni. Credete che il futuro del pop passi da qui?
olmo: La prerogativa, a mio parere,
non è l'elettronica, ma il modo di pensare alla realizzazione
di un brano. L'elettronica è un mezzo, uno strumento come
può esserlo l'ukelele e posso dire che a noi è servita
per esprimere la nostra musica, ma non è certo l'unico mezzo.
Per questo non credo che il futuro del pop passi necessariamente
da qui, o almeno non solo.
e: I vostri testi sembrano istantanee di momenti
molto personali. Come nascono?
s: Non mi è mai piaciuto
l'idea di scrivere testi con un valore assoluto. Mi piace raccontare
impressioni momentanee, di emozioni epidermiche vissute in un certo
istante, spesso legate alla natura che è un tema ricorrente
nei nostri pezzi. Questo perchè devo dire che non mi sono
mai piaciuti i testi che si propongono di avere un valore oggettivo,
come, per esempio, le canzoni politiche, preferisco parlare di me,
delle cose che provo in un certo momento, e quindi ci si può
riconoscere nelle mie parole, ma non è assolutamente necessario.
e: Sempre a proposito dei testi, ma anche per
quanto riguarda altri elementi, come, ad esempio, il nome del gruppo,
si nota un certo amore per il freddo e, in particolare, per il nord
Europa. Da cosa nasce questo amore?
s: Io sono nata e cresciuta a Massello
(comune della Val Germanasca, n.d.r.), in mezzo alle montagne, e
quindi nella mia infanzia i luoghi dove giocare erano i boschi,
spesso ricoperti dalla neve. Poi ho sempre amato la letteratura
finlandese e in particolare quella Tove Jansson, dalla quale abbiamo
preso in prestito il nostro nome, dopo di che ho conosciuto la musica
di Bjork e mi si è aperto tutto un mondo. In generale amo
il freddo e la mentalità nordica, nella quale mi ritrovo
abbastanza.
o: Sì, di sicuro non siamo
molto impulsivi, e penso che questo si rifletta anche nella costruzione
dei pezzi. Molte delle critiche che ci fanno riguardano il nostro
approccio live, perchè noi non riusciamo ad improvvisare
un pezzo quando siamo sul palco. Questo è vero, ma credo
sia soltanto un fatto di mentalità, perchè quando
siamo tra di noi, in sala prove, questo invece accade regolarmente,
ma è un fatto più riflessivo, quasi introspettivo.
E personalmente condivido l'amore per il freddo, ed è un
elemento che credo si rispecchi anche nel nostro modo di fare musica.
e: Riprendendo il discorso di prima, molti vi
accusano di prendere troppi spunti dalla musica di Bjork. Come vi
difendete da queste accuse?
s: Io non posso rispondere a questa
domanda, mi sento troppo chiamata in causa per la mia voce! Quindi
passo la palla a qualcun'altro!
o: Credo che Bjork e chi insieme
a lei ha dato vita a quella scena musicale, abbiano creato un modo
nuovo di fare musica, partendo con una mentalità diversa
da quella con cui la stesura di canzoni era pensata prima. Non posso
negare che il nostro stile sia simile e posso capire che chi ci
ascolti per la prima volta pensi subito a Bjork. In realtà
si tratta di un approccio particolare legato non solo a lei, ma
a tutta una serie di altri artisti meno conosciuti.
A nostra difesa posso dire che noi abbiamo le nostre teste, siamo
in grado di ragionare indipendentemente alla composizione dei nostri
brani, rimanendo all'interno di un genere definito, che giudico
uno dei più importanti e innovativi degli ultimi 15 anni.
Credo che stiamo solo facendo parte di un movimento, ma non stiamo
copiando nessuno.
baoh: Personalmente credo che non
abbia senso paragonare costantemente un gruppo ad altri, lo trovo
un modo di fare giornalismo che trova il tempo che trova e nulla
di più, nel senso che non troverai mai un gruppo impossibile
da paragonare ad altri, perchè ognuno ha le sue influenze,
ognuno ascolta musica ed è quindi difficile, se non impossibile,
trovare l'originalità pura. Anche Bjork, per forza di cose,
ha dei suoi precisi punti di riferimento...
e: Facciamo un salto indietro nel tempo: come
avete vissuto, questa estate, l'esperienza vittoriosa di Arezzo
Wave?
s: L'abbiamo vissuta piuttosto
bene, inevitabilmente, come esperienza del momento è stata
davvero molto positiva. Purtroppo non ne è venuto fuori granchè,
abbiamo anche avuto diversi problemi di gestione perchè ad
un certo punto si sono affollate delle richieste che abbiamo deciso
di lasciare perdere, abbiamo fatto delle scelte precise.
Nei prossimi mesi avremo delle date in giro per l'Italia e per
questo dobbiamo ringraziare questa manifestazione e quello che ci
gira intorno, poi vedremo...
o: Ci sono arrivate diverse offerte
discografiche, anche non legate ad Arezzo, tutte insieme, e molte
di queste potevano anche essere interessanti, anche se quasi tutte
erano legate solo alla nostra presenza in Italia, mentre a noi piacerebbe
anche provare a far sentire la nostra musica al di fuori del paese,
dove forse accade qualcosa in più che qui. Ciò non
toglie che quelli di Arezzo siano stati gentilissimi e disponibilissimi,
sia chiaro.
e: Come giudicate l'attuale scena musicale torinese?
s: Devo dire che mi trovo molto
d'accordo con Ale dei Sushi (vedi intervista con i Sushi, n.d.r.),
vedo una scena dei dj molto in evidenza mentre il resto ha meno
possibilità di venire alla luce. Non frequento molto i club,
quindi non so nemmeno precisamente che genere di musica propongano
questi dj, ma sono comunque più propensa alla musica suonata
dal vivo.
o: Per me Torino è una città
piena di persone in grado di proporre cose davvero allucinanti,
e parlo anche di gente di 50 o 60 anni: per me Torino è la
città del jazz, credo che molti tra i migliori jazzisti siano
a Torino, ed è un aspetto della città che non riesce
a venire fuori. Mi sembra che sui giornali si parli poi sempre degli
stessi artisti, che, intendiamoci, sono molto interessanti, ma ci
sono un sacco di artisti che rimangono nell'ombra e che potrebbero
far molto anche per i musicisti più giovani.
L'impressione è che a Torino funzionino solo le proposte
più trendy, anche dal punto di vista estetico, mentre tutto
il resto non riesce a trovare gli spazi necessari a svilupparsi.
E anche per quanto riguarda la zona del pinerolese, dalla quale
noi veniamo, trovo che dopo l'ascesa degli Africa Unite e di pochi
altri nomi, al momento ci sia un momento di stasi, nel quale nessuno
osa costruire qualcosa di nuovo.
b: Non possiamo però non
spezzare un lancia a favore di molti gruppi torinesi come Sushi,
Modarte e Subsonica, che hanno molto da dire e che non hanno forse
il giusto spazio, a parte i Subsonica che, specialmente in questo
anno, hanno avuto molta visibilità, una cosa che non può
non farci piacere.
e: Cosa state facendo in questo momento e quali
sono i vostri progetti per l'immediato futuro?
s: Stiamo facendo pezzi nuovi,
cercando di essere il più possibile liberi di suonare quello
che vogliamo suonare. Al momento abbiamo pronti due pezzi che a
me piacciono tantissimo anche se sono strani e non so esattamente
come definirli, e poi aspettiamo sempre qualche responso discografico:
ci sono molte cose in ballo ma al momento la situazione è
abbastanza nebulosa e neppure noi sappiamo come andrà a finire.
Diciamo che di offerte ce ne sono diverse, anche interessanti, ma
al momento ci manca la persona giusta che abbia voglia di investire
su di noi nel modo migliore.
La situazione della discografia non è delle migliori, e
non a caso molti ci hanno subito detto di scordarci qualunque ritorno
economico per i primi tempi, e questo potremmo anche accettarlo
a patto di finire nelle mani di una persona che creda davvero a
noi.
o: Al di là della poca voglia
di rischiare che è ormai propria dei discografici, bisognerebbe
fare anche una critica a chi ascolta musica: oggi non c'è
molta voglia di ascoltare musica, si comprano dischi solo di quelli
che passano in radio e in televisione, nessuno compra un disco rischiando
un po' del suo, anche perchè con quello che costano... Manca
un reale interesse delle persone per la musica, possiamo solo sperare
che la situazione cambi nei prossimi anni.
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