ritorna alla home page

ilcielosutorino .org


identità
dove > torino
quando > 1970-2004
cosa > la scena musicale
perché > bella domanda
chi > e.p.

sezioni

home
artisti
retrospettive
news
interviste
recensioni
report
mp3
around the music
visti per voi
concerti in città
locali
collegamenti
crediti


comunicazione
e-mail > info@ilcielosutorino.org
blog > ilcielosutorino.org/dblog
mailing list > ilcielosutorino-
subscribe@yahoogroups.com

newsletter > ilcielosutorinonews-
subscribe@yahoogroups.com
 
interviste: sushi

quando: 15/11/02
dove: casa bavo (torino)
chi: ale bavo e chiuski barberis

enzo: a distanza di quasi un anno dall'uscita di "Un mondo terribilmente volgare", come giudicate il vostro lavoro?

ale: Credo che questo disco, a differenza del primo, sia riuscito a passare indenne la prova del tempo, nel senso che, riascoltandolo adesso, continua a piacermi, ci sono un sacco di cose che continuo ad amare e credo che il futuro dei Sushi passi necessariamente da questo disco, soprattutto come modo di lavorare.

"1mtv" è un disco nel quale abbiamo capito molte cose riguardanti noi stessi: ad esempio abbiamo per la prima volta fatto ricorso ad un vero batterista, visto che in tutto il primo disco abbiamo usato la batteria elettronica, poi c'erano un gran numero di concerti alle spalle e via dicendo. Abbiamo scritto canzoni più mature, credo, e abbiamo adottato un metodo di lavoro diverso, ovviamente: quando un gruppo affronta la creazione del primo disco, questo diventa una specie di raccolta del meglio che è stato prodotto negli anni della "cantina", mentre dopo, ogni volta che scrivi una canzone, pensi al fatto che probabilmente finirà su disco, e quindi c'è un approccio diverso, più consapevole e più riflessivo.

ciuski: Anche il mio giudizio nei confronti del disco non è cambiato molto. In questo disco ci riconosciamo pienamente, anche a distanza di tempo le sensazioni rimangono le stesse. Per me è un disco importante, ci abbiamo messo dentro un sacco di cose e c'è voluto un bel po' di tempo a terminarlo e credo che le canzoni riescano a trasmettere significati forti, belli e chiari, nei quali continuiamo a riconoscerci. Anche nei concerti, abbiamo sempre apportato variazioni minime agli arrangiamenti, mentre i pezzi del primo album sono molto diversi da come sono suonati su disco, e credo che questo sia un segnale importante su quanto ciò che abbiamo creato ci piace ancora adesso.

a: A proposito di questo, per me è fondamentale che un gruppo riesca ad avere lo stesso sound in studio come dal vivo: noi usiamo moltissime macchine e sequencer, ma fin dalla sala prove, come un altro gruppo potrebbe usare un qualsiasi altro strumento, non si tratta di un artefatto da studio utilizzato per ritoccare il suono dove ci sono delle mancanze. E quindi quando usiamo queste macchine dal vivo, il nostro sound rimane quello, non viene snaturato.

e: A proposito del punto di vista musicale, mi sembra che nel disco ci sia una grande cura per i particolari...

a: La musica che ascoltiamo è fatta anche di questo. La new wave era musica suonata da gente che non sapeva suonare, ma era ricca di elementi ad incastro, non c'erano quasi mai accordi pieni ma c'erano diversi intrecci ritmici che messi insieme andavano a comporre il tessuto armonico della canzone. A me piace molto questa cura del particolare, è molto stimolante creare il tappeto sonoro in questo modo.

e: Per quanto riguarda le atmosfere e i temi affrontati, sembra che in confronto al primo disco non siano cambiate le problematiche, ma il modo di affrontarle, proprio a livello personale, intimo.

a: Hai detto una cosa giustissima, anche perchè riteniamo che i due dischi siano legati da un qualche filo conduttore che puoi ritrovare proprio nei testi: in fondo parlano entrambi delle stesse cose, della sfiducia nei confronti del prossimo e della vita in generale.

In "Un leggerissimo disturbo da panico" questo tema viene sviluppato in maniera autoironica, sbarazzina, direi molto adolescenziale, un aspetto che a noi interessava molto perchè credo che l'atteggiamento adolescenziale nei confronti della vita sia una cosa splendida, perchè fai le cose in modo istintivo, con una sfrontatezza eccezionale. In "1mtv" c'è invece un modo di porsi più oggettivo: le cose che non vanno sono queste, me ne rendo conto, mi ci immergo dentro per cercare di risolverle.

e: Sotto questo aspetto si potrebbe quasi definire "1mtv" un concept album per questa omogeneità delle tematiche...

a: Direi di sì, ma allargherei il discorso anche al primo album, e anche la scelta dei titoli, che sono simili, non è certo casuale: "Leggerissimo" era il modo in cui ci proponevamo di affrontare il disturbo da panico, sorridendoci un po' su; in "1mtv" si cerca di vedere le cose dal loro lato più oscuro. Non si tratta di pessimismo, e infatti lo slogan del disco è "la fine = un nuovo inizio", è soltanto un atteggimento del tipo "ditruggiamo tutto per incominciare da capo e ricostruire il mondo intero", oppure, in un ambito molto più ristretto, la propria vita privata.

e: Quanto ha influito il passaggio dalla produzione di Max Casacci all'autoproduzione?

a: E' stato un passaggio molto naturale, anche grazie a Casacci stesso. Dopo il primo disco io ho avuto modo di lavorare ad altre produzioni, e quando è arrivato il momento di iniziare a lavorare sul secondo disco ho deciso di provare a produrlo io, perchè sentivamo di potercela cavare da soli, almeno dal punto di vista artistico.

La differenza principale è stata l'impressione che tutto fosse un gioco, nel senso che si tratta di una situazione che sembra meno lavorativa: con Max c'era un ottimo rapporto, ma è inevitabile che quando lavori con una persona esterna devi rispettare degli orari, solo per far un esempio. Questo disco, invece, lo abbiamo registrato in una casa di campagna, con lo studio sotto casa, e se di notte avevi voglia di suonare o ti veniva un'idea improvvisa bastava scendere e prendere in mano gli strumenti.

Dal punto di vista tecnico abbiamo lavorato in modo molto diverso, innanzitutto perchè abbiamo usato strumenti nuovi come la batteria e poi perchè abbiamo registrato tutto in digitale, una differenza davvero sostanziale.

c: Poi c'era anche una situazione completamente differente, nel senso che abbiamo vissuto in questa casa di campagna con lo studio sotto e c'era un'atmosfera molto rilassata. Avevamo messo delle casse in ogni stanza della casa e quindi, mentre si suonava o si mixava, tu potevi sentire tutto quello che stavamo facendo. Eravamo completamente immersi nella situazione e non pensavamo ad altro che alla musica.

e: Quali sono le vostre attuali influenze musicali?

a: Nell'ultimo disco ci sono parecchi riferimenti, anche abbastanza espliciti: a me fondamentalmente piace la musica dark. Per questo disco le influenze maggiori sono stati i Depeche Mode, i Cure e i Bauhaus, anche perchè ci interessa l'idea di dare un'impronta molto oscura a quello che facciamo, tutto ovviamente visto attraverso un'ottica personale. Abbiamo semplicemente cercato di prendere da questo enorme sacchetto di caramelle che è la musica ciò che ci piaceva maggiormente traendone spunti importanti per il nostro lavoro, in un modo molto naturale.

Poi abbiamo scoperto una cosa importante: quando hai un punto di riferimento comune diventa molto più facile capirsi e parlare della musica che vuoi fare. Ci è capitato diverse volte di dire "questo pezzo sarebbe carino farlo tipo quel pezzo di Bowie", perchè sapevamo di condividere un linguaggio comune: ovvio che poi viene fuori una cosa completamente diversa, però ognuno riesce a immergersi in quell'atmosfera che si cerca mentre si suona.

Non capisco molto gli artisti che dicono di non ispirarsi a nessuno, io credo sia molto importante avere dei modelli precisi, nobili, è importante anche ascoltare i dischi con gli altri componenti del gruppo ed è utile anche suonare delle cover di altri gruppi, per capire il modo in cui sono composti i brani che ami di più.

c: E poi è impossibile non avere influenze! Puoi anche sforzarti, quando suoni, di non cadere in cose banali, e questo è fondamentale, ma la musica è un linguaggio, sarebbe assurdo rinunciare ad ascoltare altri artisti quando sai che possono arricchirti.

a: Credo che la cosa importante sia di non cadere nella copia esplicita per incontrare il favore del pubblico. Molti dischi oggi si fanno guardando ciò che funziona dal punto di vista radiofonico e cercando di rielaborarlo in qualche modo, ma per me quello è lavorare in catena di montaggio.

e: A proposito di logiche commerciali, mi pare che la vostra scelta di uscire con un singolo come "Fare parte del g.u." non abbia proprio niente di commerciale, visto che si tratta di un brano difficile...

a: Ce ne siamo tranquillamente sbattuti. Non penso che valga la pena di farti paranoie sulle vendite, per noi è importante che questa rimanga innanzitutto una passione, se dovesse subentrare un'ottica commerciale nel nostro lavoro sarebbe davvero finito tutto. Poi tanto di cappello se quello che fai ti piace e hai la fortuna di veder coincidere i tuoi gusti con quelli di gran parte del pubblico, ma fare qualcosa per cercare di farlo piacere agli altri per me è bruttissimo e probabilmente non ti viene nemmeno tanto bene, perchè anche le canzoni più becere di alta classifica devono avere quel qualcosa che le distingua dalle altre. Ad esempio credo che Eros Ramazzotti sia uno a cui piace veramente la musica che fa, perchè sono vent'anni che fa la stessa roba e continua a venderla. Contento lui... io non ce la farei mai.

e: Nell'ultimo anno ci sono stati diversi cambiamenti nella line-up del gruppo. Come hanno influito nel vostro percorso?

a: Abbiamo avuto un pò di persone che ci hanno gravitato intorno e ogni volta il gruppo ha cambiato un po' il proprio volto, perchè ognuno porta il proprio contributo. La cosa fondamentale è che ci sia una matrice fissa, che non cambia: finchè io continuerò a scrivere canzoni e Otti a cantare credo che qualcosa rimarrà. In genere ci piace lasciare parecchia carta bianca a chi suona con noi, ci piace sentire da ciascuno ciò che ha da dire.

e: Parliamo dei concerti. Mi sembra che la dimensione live vi si addica molto...

a: Ci piace moltissimo suonare dal vivo, è una cosa bellissima. E' il momento in cui non ci sono filtri tra te e il pubblico, tu suoni e ti accorgi subito se ciò che proponi piace o non piace, lo vedi se stai facendo schifo o se invece stai spaccando.

c: E poi, suonando dal vivo, conservi un contatto diretto con le canzoni, ti accorgi se ti piacciono ancora come sono o se invece ti hanno stufato. E' l'unico modo per vedere in modo diretto l'effetto che ti procura una canzone che hai realizzato, se rimanessi chiuso in casa ad ascoltare il tuo disco, probabilmente dopo un pò non riusciresti più ad avere un'immagine chiara di ciò che hai fatto.
Ci sono inoltre degli effetti importanti a livello morale, ti accorgi di essere dipendente dal concerto.

Questa estate ci è capitato di tenere tre o quattro concerti consecutivi in pochi giorni, e siamo arrivati all'ultimo concerto con una carica e un'allegria incredibile; poi, quando siamo stati fermi per 15-20 gioni, personalmente mi sentivo giù di corda, avevo proprio bisogno di suonare. E credo che all'interno del gruppo siamo un pò tutti vittime di questa cosa.

a: Inoltre è un modo molto importante per arricchire continuamente il rapporto che hai con gli altri componenti del gruppo. E' sempre bello avere una giornata o un pomeriggio interi da dedicare esclusivamente a quell'ora e mezza di concerto, a livello umano è un'esperienza straordinaria e affascinante. Come diceva Ciuski, è una cosa che dà dipendenza: ogni sera c'è una festa e tu sei il festeggiato, cosa si può volere di più?

e: Cosa state facendo in questo periodo e quali sono i vostri progetti per l'immediato futuro?

a: Per quanto riguarda i concerti, dopo una buona primavera ed estate, ora siamo un po' fermi. Per questo ci siamo concentrati su altre cose: presenteremo il video di "Vittima della timidezza" al MEI di Faenza, e nel frattempo stiamo iniziando a scrivere dei brani nuovi, sperando di poter fare uscire al più presto qualcosa, probabilmente un singolo, prima del nuovo album.

I nuovi pezzi sembrano la sintesi dei nostri due album, nel senso che dovrebbero uscire fuori delle sonorità simili a quell di "1mtv" ma con un approccio più pop, ma è ancora troppo presto per parlarne.

e: Come giudicate l'attuale scena musicale torinese?

a: Come al solito Torino è una città molto sveglia dal punto di vista musicale, ci sono molte proposte, spesso interessanti.

Mi sembra che ultimamente la scena dei dj stia dominando un pò troppo, dettando le regole del gioco. Nelle altre città non è così, è molto difficile fuori da Torino andare in un locale a vedere il dj che suona insieme ad un musicista, cosa che a Torino succede molto spesso, e anche noi lo abbiamo fatto diverse volte e continuiamo a farlo. E' molto viva la scena danzereccia, ma la cosa potrebbe essere positiva, anche perchè in genere i dj sono più svegli dei musicisti, sono più attenti a quello che si sente in giro. Personalmente preferivo quando c'era più spazio per la musica suonata dal vivo, 4 o 5 anni fa c'era un'attenzione maggiore per la musica alternativa italiana, mentre oggi si suona molto meno.

Comunque continuo a ritenere Torino una città molto affascinante dove vivere, non ha la frenesia della Milano da bere e per questo diventa teatro di molte manifestazioni interessanti relative a tutti i diversi tipi di arte. D'altra parte è una città molto paranoica, piccola, chiusa, proletaria, e se sei una persona un minimo sensibile con qualcosa da dire le possibilità di creare qualcosa di bello ci sono.

no copyright - tutto il materiale presente sul sito è liberamente utilizzabile, ma è cosa gradita citare la fonte