| quando: 15/11/02
dove: casa bavo (torino)
chi: ale bavo e chiuski barberis
enzo: a distanza di quasi un anno
dall'uscita di "Un mondo terribilmente volgare", come
giudicate il vostro lavoro?
ale: Credo che questo disco, a
differenza del primo, sia riuscito a passare indenne la prova del
tempo, nel senso che, riascoltandolo adesso, continua a piacermi,
ci sono un sacco di cose che continuo ad amare e credo che il futuro
dei Sushi passi necessariamente da questo disco, soprattutto come
modo di lavorare.
"1mtv" è un disco nel quale abbiamo capito molte
cose riguardanti noi stessi: ad esempio abbiamo per la prima volta
fatto ricorso ad un vero batterista, visto che in tutto il primo
disco abbiamo usato la batteria elettronica, poi c'erano un gran
numero di concerti alle spalle e via dicendo. Abbiamo scritto canzoni
più mature, credo, e abbiamo adottato un metodo di lavoro
diverso, ovviamente: quando un gruppo affronta la creazione del
primo disco, questo diventa una specie di raccolta del meglio che
è stato prodotto negli anni della "cantina", mentre
dopo, ogni volta che scrivi una canzone, pensi al fatto che probabilmente
finirà su disco, e quindi c'è un approccio diverso,
più consapevole e più riflessivo.
ciuski: Anche il mio giudizio nei
confronti del disco non è cambiato molto. In questo disco
ci riconosciamo pienamente, anche a distanza di tempo le sensazioni
rimangono le stesse. Per me è un disco importante, ci abbiamo
messo dentro un sacco di cose e c'è voluto un bel po' di
tempo a terminarlo e credo che le canzoni riescano a trasmettere
significati forti, belli e chiari, nei quali continuiamo a riconoscerci.
Anche nei concerti, abbiamo sempre apportato variazioni minime agli
arrangiamenti, mentre i pezzi del primo album sono molto diversi
da come sono suonati su disco, e credo che questo sia un segnale
importante su quanto ciò che abbiamo creato ci piace ancora
adesso.
a: A proposito di questo, per me
è fondamentale che un gruppo riesca ad avere lo stesso sound
in studio come dal vivo: noi usiamo moltissime macchine e sequencer,
ma fin dalla sala prove, come un altro gruppo potrebbe usare un
qualsiasi altro strumento, non si tratta di un artefatto da studio
utilizzato per ritoccare il suono dove ci sono delle mancanze. E
quindi quando usiamo queste macchine dal vivo, il nostro sound rimane
quello, non viene snaturato.
e: A proposito del punto di vista musicale,
mi sembra che nel disco ci sia una grande cura per i particolari...
a: La musica che ascoltiamo è
fatta anche di questo. La new wave era musica suonata da gente che
non sapeva suonare, ma era ricca di elementi ad incastro, non c'erano
quasi mai accordi pieni ma c'erano diversi intrecci ritmici che
messi insieme andavano a comporre il tessuto armonico della canzone.
A me piace molto questa cura del particolare, è molto stimolante
creare il tappeto sonoro in questo modo.
e: Per quanto riguarda le atmosfere e i temi
affrontati, sembra che in confronto al primo disco non siano cambiate
le problematiche, ma il modo di affrontarle, proprio a livello personale,
intimo.
a: Hai detto una cosa giustissima,
anche perchè riteniamo che i due dischi siano legati da un
qualche filo conduttore che puoi ritrovare proprio nei testi: in
fondo parlano entrambi delle stesse cose, della sfiducia nei confronti
del prossimo e della vita in generale.
In "Un leggerissimo disturbo da panico" questo tema viene
sviluppato in maniera autoironica, sbarazzina, direi molto adolescenziale,
un aspetto che a noi interessava molto perchè credo che l'atteggiamento
adolescenziale nei confronti della vita sia una cosa splendida,
perchè fai le cose in modo istintivo, con una sfrontatezza
eccezionale. In "1mtv" c'è invece un modo di porsi
più oggettivo: le cose che non vanno sono queste, me ne rendo
conto, mi ci immergo dentro per cercare di risolverle.
e: Sotto questo aspetto si potrebbe quasi definire
"1mtv" un concept album per questa omogeneità delle
tematiche...
a: Direi di sì, ma allargherei
il discorso anche al primo album, e anche la scelta dei titoli,
che sono simili, non è certo casuale: "Leggerissimo"
era il modo in cui ci proponevamo di affrontare il disturbo da panico,
sorridendoci un po' su; in "1mtv" si cerca di vedere le
cose dal loro lato più oscuro. Non si tratta di pessimismo,
e infatti lo slogan del disco è "la fine = un nuovo
inizio", è soltanto un atteggimento del tipo "ditruggiamo
tutto per incominciare da capo e ricostruire il mondo intero",
oppure, in un ambito molto più ristretto, la propria vita
privata.
e: Quanto ha influito il passaggio dalla produzione
di Max Casacci all'autoproduzione?
a: E' stato un passaggio molto
naturale, anche grazie a Casacci stesso. Dopo il primo disco io
ho avuto modo di lavorare ad altre produzioni, e quando è
arrivato il momento di iniziare a lavorare sul secondo disco ho
deciso di provare a produrlo io, perchè sentivamo di potercela
cavare da soli, almeno dal punto di vista artistico.
La differenza principale è stata l'impressione che tutto
fosse un gioco, nel senso che si tratta di una situazione che sembra
meno lavorativa: con Max c'era un ottimo rapporto, ma è inevitabile
che quando lavori con una persona esterna devi rispettare degli
orari, solo per far un esempio. Questo disco, invece, lo abbiamo
registrato in una casa di campagna, con lo studio sotto casa, e
se di notte avevi voglia di suonare o ti veniva un'idea improvvisa
bastava scendere e prendere in mano gli strumenti.
Dal punto di vista tecnico abbiamo lavorato in modo molto diverso,
innanzitutto perchè abbiamo usato strumenti nuovi come la
batteria e poi perchè abbiamo registrato tutto in digitale,
una differenza davvero sostanziale.
c: Poi c'era anche una situazione
completamente differente, nel senso che abbiamo vissuto in questa
casa di campagna con lo studio sotto e c'era un'atmosfera molto
rilassata. Avevamo messo delle casse in ogni stanza della casa e
quindi, mentre si suonava o si mixava, tu potevi sentire tutto quello
che stavamo facendo. Eravamo completamente immersi nella situazione
e non pensavamo ad altro che alla musica.
e: Quali sono le vostre attuali influenze musicali?
a: Nell'ultimo disco ci sono parecchi
riferimenti, anche abbastanza espliciti: a me fondamentalmente piace
la musica dark. Per questo disco le influenze maggiori sono stati
i Depeche Mode, i Cure e i Bauhaus, anche perchè ci interessa
l'idea di dare un'impronta molto oscura a quello che facciamo, tutto
ovviamente visto attraverso un'ottica personale. Abbiamo semplicemente
cercato di prendere da questo enorme sacchetto di caramelle che
è la musica ciò che ci piaceva maggiormente traendone
spunti importanti per il nostro lavoro, in un modo molto naturale.
Poi abbiamo scoperto una cosa importante: quando hai un punto di
riferimento comune diventa molto più facile capirsi e parlare
della musica che vuoi fare. Ci è capitato diverse volte di
dire "questo pezzo sarebbe carino farlo tipo quel pezzo di
Bowie", perchè sapevamo di condividere un linguaggio
comune: ovvio che poi viene fuori una cosa completamente diversa,
però ognuno riesce a immergersi in quell'atmosfera che si
cerca mentre si suona.
Non capisco molto gli artisti che dicono di non ispirarsi a nessuno,
io credo sia molto importante avere dei modelli precisi, nobili,
è importante anche ascoltare i dischi con gli altri componenti
del gruppo ed è utile anche suonare delle cover di altri
gruppi, per capire il modo in cui sono composti i brani che ami
di più.
c: E poi è impossibile non
avere influenze! Puoi anche sforzarti, quando suoni, di non cadere
in cose banali, e questo è fondamentale, ma la musica è
un linguaggio, sarebbe assurdo rinunciare ad ascoltare altri artisti
quando sai che possono arricchirti.
a: Credo che la cosa importante
sia di non cadere nella copia esplicita per incontrare il favore
del pubblico. Molti dischi oggi si fanno guardando ciò che
funziona dal punto di vista radiofonico e cercando di rielaborarlo
in qualche modo, ma per me quello è lavorare in catena di
montaggio.
e: A proposito di logiche commerciali, mi pare
che la vostra scelta di uscire con un singolo come "Fare parte
del g.u." non abbia proprio niente di commerciale, visto che
si tratta di un brano difficile...
a: Ce ne siamo tranquillamente
sbattuti. Non penso che valga la pena di farti paranoie sulle vendite,
per noi è importante che questa rimanga innanzitutto una
passione, se dovesse subentrare un'ottica commerciale nel nostro
lavoro sarebbe davvero finito tutto. Poi tanto di cappello se quello
che fai ti piace e hai la fortuna di veder coincidere i tuoi gusti
con quelli di gran parte del pubblico, ma fare qualcosa per cercare
di farlo piacere agli altri per me è bruttissimo e probabilmente
non ti viene nemmeno tanto bene, perchè anche le canzoni
più becere di alta classifica devono avere quel qualcosa
che le distingua dalle altre. Ad esempio credo che Eros Ramazzotti
sia uno a cui piace veramente la musica che fa, perchè sono
vent'anni che fa la stessa roba e continua a venderla. Contento
lui... io non ce la farei mai.
e: Nell'ultimo anno ci sono stati diversi cambiamenti
nella line-up del gruppo. Come hanno influito nel vostro percorso?
a: Abbiamo avuto un pò di
persone che ci hanno gravitato intorno e ogni volta il gruppo ha
cambiato un po' il proprio volto, perchè ognuno porta il
proprio contributo. La cosa fondamentale è che ci sia una
matrice fissa, che non cambia: finchè io continuerò
a scrivere canzoni e Otti a cantare credo che qualcosa rimarrà.
In genere ci piace lasciare parecchia carta bianca a chi suona con
noi, ci piace sentire da ciascuno ciò che ha da dire.
e: Parliamo dei concerti. Mi sembra che la dimensione
live vi si addica molto...
a: Ci piace moltissimo suonare
dal vivo, è una cosa bellissima. E' il momento in cui non
ci sono filtri tra te e il pubblico, tu suoni e ti accorgi subito
se ciò che proponi piace o non piace, lo vedi se stai facendo
schifo o se invece stai spaccando.
c: E poi, suonando dal vivo, conservi
un contatto diretto con le canzoni, ti accorgi se ti piacciono ancora
come sono o se invece ti hanno stufato. E' l'unico modo per vedere
in modo diretto l'effetto che ti procura una canzone che hai realizzato,
se rimanessi chiuso in casa ad ascoltare il tuo disco, probabilmente
dopo un pò non riusciresti più ad avere un'immagine
chiara di ciò che hai fatto.
Ci sono inoltre degli effetti importanti a livello morale, ti accorgi
di essere dipendente dal concerto.
Questa estate ci è capitato di tenere tre o quattro concerti
consecutivi in pochi giorni, e siamo arrivati all'ultimo concerto
con una carica e un'allegria incredibile; poi, quando siamo stati
fermi per 15-20 gioni, personalmente mi sentivo giù di corda,
avevo proprio bisogno di suonare. E credo che all'interno del gruppo
siamo un pò tutti vittime di questa cosa.
a: Inoltre è un modo molto
importante per arricchire continuamente il rapporto che hai con
gli altri componenti del gruppo. E' sempre bello avere una giornata
o un pomeriggio interi da dedicare esclusivamente a quell'ora e
mezza di concerto, a livello umano è un'esperienza straordinaria
e affascinante. Come diceva Ciuski, è una cosa che dà
dipendenza: ogni sera c'è una festa e tu sei il festeggiato,
cosa si può volere di più?
e: Cosa state facendo in questo periodo e quali
sono i vostri progetti per l'immediato futuro?
a: Per quanto riguarda i concerti, dopo una buona primavera ed
estate, ora siamo un po' fermi. Per questo ci siamo concentrati
su altre cose: presenteremo il video di "Vittima della timidezza"
al MEI di Faenza, e nel frattempo stiamo iniziando a scrivere dei
brani nuovi, sperando di poter fare uscire al più presto
qualcosa, probabilmente un singolo, prima del nuovo album.
I nuovi pezzi sembrano la sintesi dei nostri due album, nel senso
che dovrebbero uscire fuori delle sonorità simili a quell
di "1mtv" ma con un approccio più pop, ma è
ancora troppo presto per parlarne.
e: Come giudicate l'attuale scena musicale torinese?
a: Come al solito Torino è
una città molto sveglia dal punto di vista musicale, ci sono
molte proposte, spesso interessanti.
Mi sembra che ultimamente la scena dei dj stia dominando un pò
troppo, dettando le regole del gioco. Nelle altre città non
è così, è molto difficile fuori da Torino andare
in un locale a vedere il dj che suona insieme ad un musicista, cosa
che a Torino succede molto spesso, e anche noi lo abbiamo fatto
diverse volte e continuiamo a farlo. E' molto viva la scena danzereccia,
ma la cosa potrebbe essere positiva, anche perchè in genere
i dj sono più svegli dei musicisti, sono più attenti
a quello che si sente in giro. Personalmente preferivo quando c'era
più spazio per la musica suonata dal vivo, 4 o 5 anni fa
c'era un'attenzione maggiore per la musica alternativa italiana,
mentre oggi si suona molto meno.
Comunque continuo a ritenere Torino una città molto affascinante
dove vivere, non ha la frenesia della Milano da bere e per questo
diventa teatro di molte manifestazioni interessanti relative a tutti
i diversi tipi di arte. D'altra parte è una città
molto paranoica, piccola, chiusa, proletaria, e se sei una persona
un minimo sensibile con qualcosa da dire le possibilità di
creare qualcosa di bello ci sono.
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