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19/07/02
dove: parco del valentino (torino)
chi: roberto "tax" farano
enzo: Iniziamo dai Negazione,
dall'antologia "Tutti pazzi" e dalla contemporanea apparizione
del sito internet, entrambi a dieci anni di distanza dallo scioglimento
del gruppo. Come sono nate queste due idee?
tax: Erano parecchi anni che non pensavamo di fare nulla del genere,
anche se comunque l'orgoglio per quello che si è fatto è
rimasto intatto negli anni. Lo spunto è stato il voler risolvere
delle questioni con la nostra vecchia etichetta "We bite!",
dal momento che per contratto tutti i master per 10 anni sono rimasti
legati a loro, con i quali abbiamo avuto e abbiamo tuttora diversi
problemi.
Allo scadere dei 10 anni ci siamo trovati liberi di fare ciò
che volevamo, e la prima idea che è scaturita è stata
quella di realizzare un sito nel quale mettere a disposizione tutti
i nostri dischi in formato mp3, progetto che peraltro non abbiamo
abbandonato. Poi ci siamo resi conto che, nonostante tutto, per
un appassionato il disco rimane un oggetto a sè, e casualmente
ci sono arrivate due o tre proposte discografiche, molto diverse
tra di loro, le abbiamo valutate e alla fine abbiamo scelto quella
della V2, a nostro parere la più interessante soprattutto
sotto il profilo della distribuzione e sotto quello del prezzo suggerito.
Come dicevo prima non abbiamo però abbandonato l'idea di
mettere tutte le canzoni in rete, inserendo sul sito anche tutto
quello che c'è stato attorno ai dischi, e strada facendo
abbiamo pensato di chiedere di scrivere un ricordo a degli amici
legati al nostro passato e alla scena del tempo: alcuni di questi
frammenti sono finiti sul booklet del cd, mentre quelli che per
ragioni di spazio non ci stavano hanno trovato posto nel sito. Ci
teniamo molto a questi ricordi, che per noi rappresentano una fonte
di documentazione importante di quegli anni e della nostra storia.
e: Mi sembra di poter dire che la risposta a
queste iniziative è stata davvero ottima, e nonostante gli
anni passati potete vantare ancora un seguito piuttosto caloroso...
t: Sicuramente le risposte alle
due iniziative sono state confortanti, e ho notato, sia attraverso
il guestbook che attraverso gli scambi individuali di e-mail, che
c'è soprattutto una grande quantità di ragazzi giovani,
che in quegli anni non c'erano, che apprezzano e amano la nostra
musica. Per noi questa è sicuramente una grandissima gratificazione,
la conferma che quello che abbiamo fatto ha lasciato delle tracce
tangibili.
e: Anche all'estero il vostro nome è
ancora conosciuto e apprezzato, e in questo senso i Negazione rappresentano
un caso nella scena alternativa italiana, che fa spesso fatica a
rendersi visibile fuori dall'Italia. Come lo spieghi?
t: A metà degli anni '80
c'è stata in effetti un'ondata di hardcore italiano, tra
i quali vanno ricordati Indigesti, Wretched, CCM, Raw Power e Kina,
gruppi che avevano uno stile proprio e che, soprattutto, non aveva
il timore di andare a portare la propria musica in giro, seppure
tra mille difficoltà. Spesso quando si andava a suonare in
Olanda, piuttosto che in Germania, la gente si stupiva che fossimo
italiani, popolo che all'estero viene quasi sempre identificato
con la musica leggera, e sentivamo davvero pochi nomi di artisti
italiani che si erano spinti in quei paesi. Quindi penso che questa
popolarità al di fuori dei nostri confini sia dovuta al fatto
che ci inventavamo letteralmente il modo di andare in giro a suonare.
Le etichette italiane standard, e credo anche quelle europee in
genere, tendono a curare il gruppo solo nel proprio paese, senza
interessarsi a far conoscere la musica dei propri artisti in altre
zone. Questo è limitante, perchè comunque ti impedisce
di creare una rete di contatti a livello internazionale che ti permette
sia di avere più possibilità, sia di crescere a livello
umano e musicale. Se tu ti sbatti per andare a suonare fuori, automaticamente
nella tua nazioen verranno a suonare gruppi di altri paesi, mentre
adesso in Italia la situazione è un pò statica, nel
senso che si possono ascoltare dal vivo gli artisti italiani e i
gruppi statunitensi, ma poco di più.
e: In effetti la cosa è strana... qualche
tempo fa, parlando di musica con un ragazzo di Amsterdam, era uscito
fuori che i nomi italiani che conosceva erano Ramazzotti, la Pausini
e i Negazione...
t: Non è la prima volta
che sento una cosa del genere. Certo va detto che il rapporto che
abbiamo avuto con Amsterdam è stato particolare, nel senso
che per noi è stata una seconda casa, e io stesso ci ho vissuto
per diversi mesi, quando, nell'87, noi eravamo come al solito senza
un batterista. Amsterdam poteva vantare una scena musicale di tutto
rispetto, e fin dalle prime date effettuate lì ci eravamo
resi conto che c'era un'energia particolare che non abbiamo trovato
altrove, e non a caso i primi dischi sono nati lì.
e: A proposito della vostra perenne ricerca
di un batterista, quanto ha contato nella storia dei Negazione l'amicizia
tra te, Zazzo e Marco?
t: Quando sei in un gruppo di amici
stretti e intimi, con i quali condividi un progetto comune, nasce
una forza particolare che rende più difficile l'ingresso
a qualcun altro. Il problema del batterista non nasce tanto da nostre
pretese eccessive: anche quando trovavamo un batterista in gamba,
umanamente affine a noi, dopo un pò affioravano i problemi
reciproci perchè non si riusciva a fare gruppo nel modo che
intendevamo noi.
L'unico che è riuscito per un certo periodo ad inserirsi
davvero nel nucleo del gruppo è stato Fabrizio Fiegl, tra
l'85 e l'88, anche se anche la sua partecipazione ha avuto diverse
vicissitudini. Fabrizio ha lasciato il gruppo una prima volta, nel
periodo in cui io sono andato a vivere ad Amsterdam, poi lui e Marco
sono andati in tour con gli Indigesti, e in Olanda ci siamo reincontrati.
Durante questo viaggio gli è venuta voglia di tornare, io
sono rientrato a Torino e abbiamo registrato "Little dreamer"
insieme. Poco dopo la registrazione, prima di partire per un tour
di due mesi e mezzo, Fabrizio ci ha lasciato di nuovo. Insomma,
diciamo che i batteristi di sicuro sono animali strani, ma è
anche vero che io, Marco e Zazzo costituivamo un animale strano
a nostra volta.
e: Passando alle vostre canzoni, si passa spesso
dall'italiano all'inglese nella stesura dei testi. Come sceglievate
la lingua da utilizzare?
t: Abbiamo iniziato urlando, e
ci sembrava normale usare la nostra lingua per comunicare al meglio
il nostro messaggio, anche perchè nessuno di noi sapeva così
bene l'inglese! Poi le cose sono cambiate, giravamo molto in Europa
e diventava necessario usare l'inglese anche soltanto per parlare
sul palco, per spiegare il significato di un pezzo, ad esempio,
e di conseguenza abbiamo iniziato a scrivere anche in inglese, ma
sempre senza calcolare nulla.
In un secondo tempo abbiamo capito che in fondo anche cantando in
italiano il nostro messaggio, in qualche modo, riusciva ad arrivare
a chi ci ascoltava. Cioè, quando Zazzo gridava delle cose
in italiano, spesso riusciva ad essere più intenso e comunicativo
di quando cantava in inglese, e quindi abbiamo continuato a scrivere
testi in italiano.
In generale abbiamo comunque usato le due lingue in modo naturale,
senza pensare troppo alla scelta.
e: Immagino che negli anni passati a suonare
con i Negazione tu abbia raccolto una grande mole di ricordi. Mi
puoi raccontare il più bello e il più brutto?
t: In nove anni di cose belle e
di cose brutte ce ne sono sicuramente a quintali. Di bello ci sono
impresse nella mia mente delle immagini molto personali che non
riesco a spiegare adesso... ci sono state molte soddisfazioni, come
ad esempio suonare al CBGB's di New York, locale mitico perchè
ci hanno suonato molti gruppi che amavamo: suonare lì ci
ha fatto capire che eravamo arrivati davvero in alto, e oltretutto
con le nostre sole forze. Un'altro momento entusiasmante è
stato il concerto del Monster of Rock, oppure le primissime uscite
fuori dall'Italia, organizzate via lettera con delle persone che
non conoscevamo e che sarebbero diventate molto importanti per il
gruppo. Riuscimmo a fissare quattro date tra Olanda e Germania e
girammo nell'unico modo per noi possibile, ovvero con l'interrail,
sacco a pelo, zainetto, strumenti e null'altro.
Di momenti brutti a dire il vero ne ricordo pochi, più che
altro ricordo le tensioni che si creano normalmente in un gruppo
e le delusioni che possono capitare, come ad esempio la seconda
volta che Fabrizio ha lasciato il gruppo alla vigilia di un tour,
sia per un fatto umano che per un fatto pratico, perchè è
difficile gestire un tour quando un elemento della band ti abbandona
a pochi giorni dalla partenza. A livello umano l'uscita di scena
di Fabrizio ci fece capire in modo abbastanza brutale che probabilmente
non saremmo mai riusciti a trovare un quarto Negazione, perchè
comunque Fabrizio è stato quello con il quale ci siamo trovati
meglio, e se non ce l'ha fatta lui probabilmente il problema era
in noi.
e: Come siete giunti allo scioglimento?
t: Fondamentalmente ci siamo sciolti
perchè non siamo riusciti a superare determinati problemi
causati da un particolare momento, durante il quale stavamo andando
veramente forte ed eravamo al massimo della popolarità. Dovevamo
decidere come andare avanti, cercando di migliorarci ma continuando
a vivere di musica, perchè sentivamo che quella era la nostra
strada e non ci interessava fare i musicisti part time. Questo implicava
il desiderio di raggiungere un pubblico più vasto, oppure
il fatto di poter disporre di maggiori mezzi economici anche solo
per avere la possibilità di registrare con una maggiore qualità
e avere più tempo a disposizione per lavorare in studio,
ma a tutto questo ci arrivi avendo a che fare con persone che magari
non la pensano come te e ti pongono delle condizioni, visto che
sono loro a dover tirare fuori i soldi. Ma le condizioni che non
ci andavano di accettare in precendenza erano molte e non a caso
non abbiamo mai avuto a che fare con grandi etichette.
Nel momento in cui ci siamo trovati a dover fare il grosso passo
in avanti ci siamo scontrati con situazioni più grosse di
quelle che avevamo affrontato fino a quel momento, visto che avevamo
avuto diverse offerte che implicavano delle scelte da fare, scelte
sulle quali non siamo riusciti ad operare con serenità. Oltretutto
la situazione stava creando dello stress all'interno del gruppo,
e la situazione alla fine ha reso tutto meno divertente, incrinando
i rapporti tra di noi e creando i presupposti per mollare tutto.
e: Per quanto riguarda te, dopo la fine dell'esperienza
con i Negazione hai collaborato con MGZ e Fluxus e hai dato vita
agli Angeli...
t: La collaborazione con MGZ è
iniziata prima dello scioglimento dei Negazione. Mio fratello mi
aveva fatto ascoltare il primo disco e sapevo che MGZ stava pensando
di lavorare con un chitarrista, e visto che quello che avevo sentito
mi sembrava così pazzo da potermi interessare, ci siamo conosciuti
ed è nata una collaborazione che poi è durata per
diversi anni, riuscendo a divertirmi molto, soprattutto in concerto,
una sorta di spettacolo teatrale molto coinvolgente e sperimentale.
Ad un certo punto, però, ho smesso perchè mi mancava
il contatto con altri musicisti, visto che la chitarra suonava su
delle basi preregistrate; allora ho deciso di partire per un lungo
viaggio e al mio ritorno non ho più collaborato con Mgz ma
continuavo comunque ad aver voglia di suonare.
Proprio in quel periodo Marco stava collaborando con i Fluxus, io
ho ascoltato il loro primo album, l'ho apprezzato e ho suonato un
anno con loro, prima di sentirmi un po' a disagio in un progetto
che non era mio e nel quale comparivo come semplice collaboratore.
A quel punto ho maturato l'idea degli Angeli, con i quali ho iniziato
a suonare poco dopo la fine della collaborazione con i Fluxus.
Gli Angeli per me hanno rappresentato una cosa completamente diversa
dai Negazione, anche se in realtà per me ne sono stata la
diretta prosecuzione: ho iniziato a lavorarci senza pensare a degli
obiettivi, buttando giù dei pezzi che avrebbero potuto funzionare
anche con i Negazione, ma anche qui mi mancava il senso di "famiglia"
che c'era prima e sentivo di essere abbastanza da solo alla conduzione
del gruppo, e quindi dopo due anni e mezzo di concerti e due dischi,
dei quali sono molto soddisfatto, alcuni problemi pratici di formazione
hanno portato alla fine di questa avventura.
e: Parliamo un attimo di Torino: com'è
cambiata dai primi anni '80 ad oggi, dal punto di vista musicale?
t: Nei primi anni '80 la scena
mi sembrava molto interessante, c'erano molti gruppi validi e molto
movimento, e anche per quanto riguarda la scena extra musicale c'erano
belle cose in giro, come Vanchiglia e i punx anarchici, dei quali
noi abbiamo fatto parte per un buon periodo prima di sentirci stretti
anche in questa realtà, che pure era piuttosto aperta. Negli
ultimi anni in città è sicuramente aumentato il numero
di persone che suonano, sono cresciute le capacità tecniche
e le possibilità di suonare, ma tutto sommato Torino non
mi sembra un posto molto vivo per suonare. Ci sono molti gruppi
conosciuti a livello nazionale, ma devo dire che non sono gruppi
che mi fanno impazzire, a parte alcune eccezioni come qualcosa degli
Africa Unite, anche se non il reggae non è certo il mio genere.
e: Ritornando un momento ai Negazione, molti
si chiedono se c'è in progetto una reunion...
t: Assolutamente no, è una cosa che non ci è mai
passata per la mente e io sono molto fermo su questa posizione.
In generale io non sono mai entusiasta dei ritorni, nel senso che
molte reunion, anche di gruppi che ho amato in modo particolare,
mi hanno deluso. Credo che quando una cosa ti piace molto è
meglio lasciare il ricordo del momento migliore, piuttosto di fornire
una versione sbiadita di un qualcosa che non è più.
Oltretutto sono rimasto praticamente il solo a suonare, perchè
Marco non suona più dai tempi dell'esperienza dei Fluxus
e Zazzo ancora da prima, visto che ha avuto una breve esperienza
con i Peggio Punx subito dopo la fine del gruppo per poi smettere.
Poi, ripeto, io sono molto rigido su questo discorso, e ad esempio
non ho mai rifatto un pezzo dei Negazione con gli Angeli, nonostante
ci potesse anche stare.
e: Tu continui ad occuparti di musica?
t: Mi occupo di musica saltuariamente, recentemente ho collaborato
nuovamente con i Fluxus e con MGZ nei loro ultimi lavori, mentre
ho anche lavorato con il Generale per un mix. Ho scritto poi diverse
sigle per la Rai (Suoni & Ultrasuoni e Planet Rock, solo per
citarne alcune), lavori interessanti suonati completamente con le
macchine, e di tanto in tanto realizzo musiche per applicazioni
multimediali e servizi telefonici. Ho fatto anche alcune colonne
sonore per film e cortometraggi indipendenti, ma in questo momento
non mi sto più occupando di musica.
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