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interviste: figli di guttuso

quando: 04/07/02
dove: casa franceschi (torino)
chi: luca franceschi

enzo: Innanzitutto, hai voglia di raccontarci brevemente la nascita e la storia del gruppo?

luca: Io e Gaetano Piermatteo ci conoscevamo dai tempi delle superiori e abbiamo anche frequentato l'università insieme. I Figli di Guttuso sono nati nell'inverno tra il 1986 e il 1987, iniziando a creare i primi pezzi in una cantina dalle parti di via Stradella, mentre il primo concerto si è svolto al centro della Falchera vecchia nell'estate del 1987, con un nucleo che comprendeva, oltre a me e a Gaetano, Antonello Angiulli, Marco Perosino e Lino Maraddino, mentre il violino di Claudio Fino e la batteria di Andrea Morana sono arrivati poco dopo.

Ricordo che il primo concerto fu assolutamente entusiasmamte: un gruppo di fusion, la sera prima, era stato mandato via letteralmente a sassate dalla gente, mentre la nostra serata andò così bene che alla fine del concerto la gente chiedeva gli autografi ad Antonello!

Dopo il primo disco Andrea Morana ha lasciato le bacchette a Franco Presutti. Diverse traversie hanno fatto poi in modo che la formazione cambiasse abbastanza spesso, arrivando fino alla line up attuale che comprende sempre me (basso e voce) e Gaetano (chitarra), Massimiliano Gilli al violino e Nicola Pozzato alla batteria, con i quali suoniamo orami da un bel pò di tempo, mentre Matteo Negrin (chitarra) e Matteo Castellan (tastiere) suonano con noi da un'anno e mezzo circa, anche se per Castellan si tratta più che altro di un ritorno, dal momento che aveva suonato nei Figli già dal '93 al '95.

e: Com'è nata la scelta del nome?

l: Quando il gruppo è nato era da poco morto il pittore Renato Guttuso, e c'era una serie di personaggi che spuntavano sui giornali affermando di essere figli illegittimi di Guttuso. Allora ci siamo detti: "Ma sì, chiamiamoci Figli di Guttuso, così se ci fanno causa diventiamo famosi!".

e: I vostri inizi sono stati all'insegna della provocazione...

l: Certamente, a partire da "Gusta la frusta". In realtà noi eravamo tutti molto innamorati dei Velvet Underground, ma eravamo troppo italiani per poter fare qualcosa del genere, non ci sembrava il caso. Ci sembrava molto più percorribile, invece, la strada della Bologna fine anni '70, quella nata attorno al Dams e che aveva messo in luce personaggi straordinari come, solo per fare un esempio, Freakantoni. Il discorso ci interessava molto e per questo avevamo messo su uno spettacolo abbastanza fuori dalle righe, chiamato "Sfregio Permanente", dove la musica conviveva con la poesia e con le diapositive, mentre sul palco con noi c'erano delle simpatiche signorine che si baciavano fra di loro e via dicendo.

Dopo un paio d'anni di performances del genere abbiamo poi deciso di dare una svolta: noi ci divertivamo come pazzi e il nostro pubblico in fondo anche, ma avevamo bisogno di prendere una direzione, soprattutto artistica. Iniziammo ad esplorare praticamente ogni genere musicale, suonando con jazzisti, ad esempio Dino Pellissero, e con musicisti folk oltre che rock.

D'altra parte i Figli di Guttuso sono sempre stati un porto di mare, abbiamo sempre accolto nuove idee rielaborandole secondo il nostro gusto senza mai rifiutare qualcosa a priori. Nel nostro percorso siamo stati (e siamo tuttora) più sapienzali che autocorrettivi, e questo perchè ciò che ci ha sempre guidato è stato il divertimento. Ed è per questo che sono contento, in fondo, del fatto che la musica non sia diventata il mio primo lavoro, perchè trovo che il professionismo ti faccia in qualche modo perdere il contatto diretto con la gente, la dimensione di festa che ogni concerto dovrebbe avere.

e: Da "Gusta la frusta" a "Non fiori" il suono sembra essere molto cambiato, e gli ultimi due ep sembrano indicare una strada più omogenea, con un suono più mirato...

l: Se in questi due mini cd il suono è più mirato il merito è soprattutto della gente che ci suonava, in primo luogo Antonello e Claudio, che avevano un peso preponderante nella fase compositiva. Importante è stato anche il ruolo di Max Casacci, che ha usato suoni nuovi che qualche tempo dopo avrebbe usato anche con i Subsonica, ma la chitarra di Antonello aveva una grande personalità.
Ultimamente ricerchiamo un suono più diretto, più grezzo, anche perchè lavoriamo maggiormente su suoni acustici, che più di tanto non possono essere snaturati. L'esperienza con Max e Josh Sanfelici era stata molto divertente e aveva dato, secondo me, ottimi risultati.

e: Nei vostri testi raccontate prevalentemente storie di persone, piccoli scatti di vite "perdenti" che poi trovano comunque una sorta di catarsi...

l: Sì, in effetti sia a me che a Gaetano piace raccontare piccole storie, dove a volte possono entrare elementi autobiografici oppure vicende vere. Solitamente sono personaggi che fanno scelte nette, spesso a causa di illuminazioni al contrario, così come succede nella vita reale, dove a volte capita di trovarsi di fronte a veri e propri bivi. Ad esempio "Fermo posta" nasce da un'idea di Gaetano, mentre "Verso le stelle" viene fuori da un mio canovaccio, ed entrambe raccontano storie vere, così come capita in "Stella nera".

Di certo non abbiamo paura di narrare vicende minimali, perchè in fondo la vita della gente è così, per fortuna.

e: Il vostro live continua a presentare più stimoli sul palco, a partire dai Fratelli Ochner...

l: Bè, la dimensione live è sicuramente quella che più ci si addice e ci piace creare un rapporto diretto con il pubblico, anche parlando molto tra una canzone e l'altra per coinvolgere direttamente le persone. Anche dal punto di vista musicale ci piace molto cambiare gli arrangiamenti: a seconda dei momenti, ad esempio, puoi sentire "Gusta la frusta" in versione folk, oppure jazzata e così via.

e: Nonostante i lutti (Antonello e Claudio, n.d.r.) che hanno colpito la vostra formazione, non avete perso la capacità di sdrammatizzare di di dissacrare, giusto?

l: E' una cosa che ci hanno chiesto loro, e se abbiamo continuato a suonare lo dobbiamo sicuramente a loro, due ragazzi che credevano moltissimo nel gruppo e che ci sono sempre vicino ancora oggi quando suoniamo.

e: A proposito di Antonello, come ricordi il concerto del Palastampa organizzato per lui?

l: Quel concerto era stato organizzato da Gaetano, che si era sbattuto in una maniera impressionante per tirare su il tutto. Io mi ricordo tantissimo calore da parte di tutti i gruppi e del pubblico, ci hanno fatto sentire che in fondo la storia delle antipatie tra i gruppi di Torino è solo una diceria.

La cosa più bella è che Antonello ha potuto vedere tutto il concerto dal suo letto di ospedale nel Texas, perchè eravamo riusciti a fare in modo che il concerto fosse reso disponibile su internet, tra l'altro uno dei primi perchè eravamo comunque nel '98, quando la rete non era quella che conosciamo ora. Antonello aveva una capacità di coinvolgimento grandissima, e so che aveva portato mezza clinica davanti al monitor, entusiasmandosi quando sul palco siamo saliti noi ed esclamando "This is my band!".

e: Cosa puoi dirmi del prossimo disco?

l: A dire il vero il disco l'avevamo già finito l'anno scorso, ma poi, riascoltandolo, ci siamo resi conto che non ci piaceva nè il missaggio nè un sacco di altre cose, per cui abbiamo iniziato a rifarlo praticamente da capo, seguendo quello che potrebbe essere il motto dei Figli di Guttuso: per pagare, per morire e per fare dischi c'è sempre tempo! Oltretutto non abbiamo vincoli di alcun tipo, quindi cerchiamo di lavorarci in modo che quello che esce ci soddisfi il più possibile.

Dal punto di vista musicale è più elettrico, ma non sappiamo ancora bene cosa uscirà fuori, perchè stiamo finendo di registrare e poi dovremo decidere a chi affidare il missaggio. Fare previsioni sulla data di uscita è inutile, è ancora presto, ma ci sono già una decina di pezzi pronti e presto saranno pronti altri, che andranno a comporre un lavoro abbastanza corposo che conterrà circa una dozzina di pezzi. Tra l'altro si tratterà del primo lp dopo 15 anni di storia, per questo ci teniamo in modo particolare.

e: L'ultima domanda, di rito: come vedi l'attuale scena torinese?

l: Mi piacciono molto i Subsonica e Mau Mau, e mi capita spesso di sentire cose molto interessanti in giro. Se fossi ricco farei senza dubbio il produttore, perchè ci sono almeno 4 gruppi di Torino che produrrei volentieri perchè mi sembrano davvero in gamba, ad esempio i Too-tiki.

Torino è una città artisticamente vivace, anche perchè credo che sia la realtà urbana che conta il maggior numero di gruppi musicali; se proprio è necessario muovere una critica, direi che c'è un'interazione troppo marcata con le istituzioni pubbliche, elemento che può distorcere la visione di una scena molto interessante e può diventare pericoloso per il futuro.

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