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interviste: monovox

quando: 13/03/02
dove: sub mix pro (torino)
chi: mastro e cristiano

enzo: Bianco Shock ha ricevuto, nel complesso, delle buone recensioni. Ve le aspettavate?

mastro: Dalle recensioni che abbiamo ricevuto abbiamo sostanzialmente tratto due tipi di conclusioni: molti hanno apprezzato il progetto e quello che volevamo comunicare con il disco, mentre altri sono stati più cauti e si sono detti "aspettiamo e vediamo che cosa succede".

e: Mi sembra comunque una buona reazione...

cristiano: Certamente, anche dal momento che la stampa specializzata non è mai troppo generosa con i nuovi arrivati. Soprattutto ci ha fatto piacere vedere delle buone recensioni su giornali che non riguardano la scena musicale torinese e che quindi ci sono sembrate più obiettive, come ad esempio Tutto. In generale le migliori recensioni sono state fatte da persone che hanno avuto la possibilità di conoscerci, perchè hanno potuto constatare che il nostro non è un progetto costruito a tavolino e che la base dei Monovox rimane la semplicità.

e: Da cosa deriva la scelta di inserire nell'album "Impressioni di settembre", cover della PFM?

c: La PFM è forse l'unico gruppo italiano che ha segnato un momento importante nella musica degli anni '70, e quindi ci sembrava giusto tributar loro un omaggio con un pezzo straordinario.

m: E poi sentivamo di riconoscerci in quel tipo di sonorità, legata ad un preciso periodo storico ma ancora attualissima se ascoltata adesso. Se oggi cerchi un punto forte di riferimento pop negli anni passati è difficile non finire a confrontarsi con la PFM, anche perchè in quegli anni c'erano tantissimi gruppi, ma di pop d'avanguardia se ne vedeva ben poco.

e: Ascoltando il vostro album e cercando una possibile influenza, il primo nome che mi è venuto in mente è stato quello dei Kula Shaker...

m: Siamo d'accordissimo, anche perchè i Monovox, e ancor prima gli Hogan, sono partiti come gruppo brit-pop, etichetta inventata per raggruppare molti gruppi della scena inglese di metà anni '90.
I Kula Shaker sono stati uno di quesi gruppi che abbiamo ascoltato moltissimo, li abbiamo visti dal vivo e ci è spiaciuto molto per il loro scioglimento. Certamente se dovessimo scegliere una fonte di ispirazione tra Stati Uniti e Inghilterra, sceglieremmo la seconda senza alcuna esitazione.

e: Quali saranno le maggiori influenze per il prossimo album?

m: Non sappiamo ancora bene cosa potrà uscirne fuori, per ora ci stiamo limitando a tirare giù idee senza porci alcun limite per poi avere a disposizione una buona mole di materiale sul quale lavorare. Sicuramente abbiamo ascoltato moltissima musica "elegante" e continuiamo ad ascoltarla.

c: Le intenzioni sono comunque quelle di cercare una musica più semplice, meno dura, quasi easy-listening. Ci siamo mangiati Bacharach, Costello, Air, Cafè de mar, e quindi cercheremo di essere il più possibile eclettici, rimanendo comunque nell'ambito del pop.

m: Ad ogni modo sarà molto importante il lavoro di produzione per dare un filo logico a tutte queste "correnti".

e: A questo proposito, Boosta produrrà anche il vostro prossimo album?

m: Probabilmente sì.

e: Com'è Boosta come produttore?

m: Boosta è un produttore molto impegnativo, è uno che non ti dice mai la strada da percorrere per arrivare ad un certo risultato, non ti dà la soluzione ma ti aiuta ad arrivarci e per questo il lavoro diventa molto stimolante. Ad ogni modo Boosta è un talento eccezionale.

c: Noi speriamo che possa essere lui a produrre il prossimo album, anche se adesso è molto occupato con i Subsonica e quindi speriamo di poter far coincidere i rispettivi impegni, per poter lavorare ancora insieme.

e: Siete appena agli inizi dei lavori per il prossimo episodio...

m: Abbiamo iniziato a lavorare da ottobre/novembre, abbiamo tirato giù un bel pò di idee e cercheremo di tirarne giù il più possibile per poter poi fare una cernita tra una ventina di canzoni. Non sappiamo ancora i tempi, abbiamo una scadenza a maggio con l'etichetta per far sentire il materiale, ma per l'uscita si prevedono tempi lunghi.

c: Anche dopo aver fatto ascoltare il materiale alla Mescal il lavoro dovrà proseguire a lungo, tuttavia potremmo uscire con un singolo in estate o addirittura a gennaio. Nel frattempo tra breve riprenderemo la nostra attività live parallelamente con il lavoro in studio.

m: Oltretutto ci sono ancora progetti riguardanti il primo album, al momento è in lavorazione il video de "La spia", totalmente in 3d e realizzato da una casa di produzione milanese.

e: Quanto è difficile per una band giovane come la vostra entrare nel mercato?

m: Ci siamo entrati, abbiamo avuto molta visibilità, ottime recensioni, il video è passato tantissimo e siamo stati forse il gruppo Mescal che ha tenuto più concerti nell'anno passato. Perciò questa entrata non è stata poi così traumatica per noi, ma ovviamente vanno create le condizioni perchè tutto questo possa continuare, e cioè dovremo lavorare sodo e le intenzioni ci sono.

c: Anche perchè tra grandi numeri prima e un grande futuro dopo non ho dubbi nel scegliere la seconda opzione, che poi è la strada più difficile ma che garantisce maggiori soddisfazioni personali e professionali. Non me ne fotte un cazzo di vendere 100mila copie e poi sparire il giorno dopo.

m: Forse perchè non siamo un progetto nato a tavolino da spiattellare lì a fare bella presenza per una stagione, anche se in alcuni frangenti può essere sembrato così.

c: Dietro c'è un progetto forte che mira ad un obiettivo comune, e quindi anche se a volte si studiano le cose a tavolino è perchè si deve preparare una strategia di guerra, non certo un piano di marketing.

Ci siamo sempre detti "facciamoci le ossa, facciamoci il culo per prendere la strada che vogliamo" e credo che ci siamo mossi molto bene riuscendo ad essere al posto giusto nel momento giusto, anche perchè oggi in Italia non è per niente facile vendere dischi. Cito ad esempio i Modarte, che sono in giro da molto tempo e solo ora hanno firmato un contratto di edizione e forse riusciranno a registrare un disco, glielo auguro di cuore perchè sono bravissimi.

m: Forse il nostro punto a favore è stato il contratto con una major per la distribuzione, e quindi all'uscita il nostro disco era distribuito molto bene in tutta Italia, da nord a sud, il che non è certo casa da poco.

e: A proposito di etichette, tutti parlano della Mescal come un'etichetta dal volto umano. Qual'è il vostro rapporto con Valerio Soave e compagnia?

c: La Mescal è la più grande etichetta indipendente italiana ed è una realtà privata che quindi non ha il budget illimitato di una grande multinazionale. Per questo deve pensare anche ad un proprio tornaconto e deve giustamente concentrare la maggior parte della propria attenzione su quei gruppi che in questo momento stanno tirando davvero tanto, come ad esempio Subsonica, Bluvertigo e Afterhours; tuttavia ciò non toglie che anche i gruppi emergenti come noi vengono seguiti molto attentamente e questo è l'elemento che distingue una major da una indie. Abbiamo un ottimo rapporto, prima di tutto umano, con Valerio.

e: Come vedete la scena musicale torinese?

m: La vediamo molto molto viva, tra le più attive in Italia. Speriamo possa diventare la Manchester o la Seattle italiana.

e: E' da poco terminato Sanremo... l'avete seguito? E se vi capitasse l'occasione, salireste sul palco dell'Ariston?

m: Ho ascoltato pochissimimo le canzoni del festival. Nella musica italiana ci sono tante realtà, Sanremo è una realtà importante e una grande vetrina, nel quale magari potremmo entrare anche noi.
Sinceramente da quando siamo nati come gruppo non ci siamo mai posti il problema, ma è anche vero che non ci siamo mai fatti problemi sull'ambito nel quale suonare: abbiamo suonato per la Levi's, per l'arrivo della bandiera olimpica, nei lidi al mare e nelle piazze dei paesi, per cui non ci poniamo limiti.

c: A me piacerebbe poterci andare, ma probabilmente è ancora troppo presto.

Anche se Sanremo è spesso bistrattato, rimane un qualcosa che ha avuto un suo ruolo fin da quando sei piccolo e sogni di suonare. E' un vetrina bella e importante, ma anche difficile da affrontare.
Per i gruppi della scena cosiddetta "alternativa" non è nemmeno facile scrivere una canzone per il festival, devi comunque scendere in qualche modo a compromessi. Per questi gruppi Sanremo rappresenta un'arma a doppio taglio, devi trovare il giusto equilibrio che ti permetta di non bruciarti di fronte ai tuoi abituali estimatori cercando però di piacere anche al pubblico dell'Ariston.

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