ritorna alla home page

ilcielosutorino .org


identità
dove > torino
quando > 1970-2004
cosa > la scena musicale
perché > bella domanda
chi > e.p.

sezioni

home
artisti
retrospettive
news
interviste
recensioni
report
mp3
around the music
visti per voi
concerti in città
locali
collegamenti
crediti


comunicazione
e-mail > info@ilcielosutorino.org
blog > ilcielosutorino.org/dblog
mailing list > ilcielosutorino-
subscribe@yahoogroups.com

newsletter > ilcielosutorinonews-
subscribe@yahoogroups.com
 
interviste: madaski

quando: 22/03/02
dove: un bar (moncalieri)
chi: madaski

enzo: Partiamo da "20", ultimo lavoro degli Africa Unite, che contiene cover di Bob Marley note e meno note. Com'è avvenuta la scelta dei pezzi?

madaski: I pezzi di "20" sono stati scelti principalmente da Bunna, ed è stata una scelta che ha tenuto conto innanzitutto delle sue capacità vocali, anche perchè misurarsi con Marley è abbastanza pericoloso, vista la statura del personaggio. Anche dal punto di vista musicale abbiamo fatto molta attenzione ad evitare il confronto diretto, cercando di elaborare molto i pezzi per lasciare comunque una nostra traccia: non è stata soltanto un'operazione di "coveraggio" ma di rivisitazione delle canzoni.

Poi siamo andati a pescare nel repertorio di Marley cercando di trovare pezzi poco conosciuti, come "Judge not", che nella nostra versione ha avuto un ottimo impatto specialmente dal vivo e forse possiamo prenderci il merito di aver fatto conoscere questo pezzo in Italia. Un terzo criterio è stata l'eliminazione di ogni riferimento al rastafarianesimo e alla religione, in quanto noi ci professiamo completamente al di fuori di questo ambito che non appartiene alla nostra cultura.

e: A proposito del lavoro con gli Africa, cosa state facendo adesso?

m: Gli Africa si sono fermati dopo l'ultimo concerto del 31 dicembre (al Babylonia di Ponderano, n.d.r.). Siamo reduci da due anni di lavoro serrato, con l'uscita di "Vibra" alla quale sono seguite quasi subito le registrazioni di "20", oltre a 140 date in tutta Italia e abbiamo quindi sentito il bisogno di fermarci per un pò, anche perchè il circuito musicale italiano non è poi così ampio e dopo due anni di lavoro secco rischi davvero di sforare. Anche a livello creativo c'era il bisogno di riposare un pò, ma questo non vuol dire che ce ne stiamo con le mani in mano.

Anzi, sono partiti tutti i progetti paralleli nei quali siamo impegnati, che sono rispettivamente il progetto di Ruggero Catania, che con la Wah Companion ha pubblicato un disco, quello di Gigi "Mr. T-Bone" De Gasperi, che con la Jamaican Liberation Orchestra ha pubblicato un album molto bello perchè propone uno ska molto colto con influenze jazz, quello di Cato e Parpaglione, che con i Motorcity portano avanti la contaminazione house con i ritmi più neri, e infine il mio progetto, che manca da 4 anni.

Ho lavorato subito dall'inizio dell'anno e ad aprile pubblicherò il mio quarto disco, che si chiama "Dance or die", mentre il 12 aprile partirà il tour. E' un disco al quale tengo tantissimo perchè affonda nelle mie radici più scure risalenti al primo gruppo con il quale ho suonato, i Suicide Dada, e che rivisita sonorità tipiche degli anni '80 a volte in chiave più danzereccia, in altre occasioni con un approccio più colto.

Contiene poi una chicca, ovvero la reunion dei Monuments, uno dei primi gruppi elettronici italiani, tra l'altro formato da due musicisti torinesi, Mauro "Turbinator" Tavella ed Andrea Costa. I Monuments pubblicarono un disco con la Discordia, una delle prime etichette indipendenti torinesi che sfortunatamente produsse solo due dischi, questo e quello dei Defear, altro gruppo dark torinese molto vicino alle sonorità elettroniche berlinesi. In "Dance or die" c'è una cover, "Oblivious", realizzata proprio con Mauro e Andrea, che riformano i Monuments proprio per questa occasione.
Per il resto l'album ripropone suggestioni dark e new wawe attraverso i suoni che preferisco in questo periodo.

e: D'altra parte il dark è sempre stato un tuo grande amore mai rinnegato, e anche in "Da shit is serious" c'è una scheggia di quegli anni...

m: Già, con la cover di "A forest" dei Cure. Il dark ha avuto una parte importantissima nella mia vita ed è una musica che continuo ad ascoltare ancora oggi nonostante possa sembrare un controsenso per uno che suona reggae, la musica solare per eccellenza. A parte il fatto che a me del reggae piacciono soprattutto le parti più oscure come il dub, e poi anche a livello esteriore io mi sono sempre vestito così e il reggae non ha cambiato molto il mio modo di pormi. Mi interessa portare avanti un percorso e non mi chiudo mai dietro dei clichè, ho sempre pensato di avere carta bianca nel momento in cui mi metto a fare musica.

Ad ogni modo penso che il disco sia molto bello, e avrà un impatto live molto diverso dal solito: se nelle altre occasioni, specialmente per quanto riguarda il tour di "Da shit is serious", sembrava di assistere ad un grosso sound system, anche se c'erano batteria e chitarra dal vivo, questa volta l'impatto sarà decisamente più rock, ci sarà una band e io canterò, anche perchè, dimenticavo, il disco è tutto cantato e questa è una grossa novità rispetto ai miei precedenti album.

e: Chi ti accompagnerà in tour?

m: Sul palco con me salirà la coppia che mi ha già accompagnato le altre volte, ovvero Davide Graziano alla batteria e Ruggero Catania alla chitarra, e in più ci sarà Silvio, bassista dei Modarte. Insomma, un classico quartetto rock più tutta una serie di situazioni elettroniche gestite da me.

e: Praticamente tutti i componenti degli Africa sono coinvolti da progetti paralleli: non c'è il rischio di trascurare il gruppo principale?

m: Non credo che possa accadere, per tutti noi gli Africa continuano ad avere la priorità assoluta. Gli altri progetti, semmai, danno input nuovi ad un gruppo estremamente longevo e i rischi di saturare la vena creativa sono reali. Fuori dagli Africa ognuno di noi compie un lavoro di ricerca che alla fin fine porta un sostanzioso contributo anche agli Africa.

e: A proposito di longevità, dopo lo scioglimento dei CSI credo siano gli Africa il gruppo più "anziano" della scena alternativa italiana...

m: Questo è vero, ci siamo noi e i Litfiba, che esistono ancora, almeno sulla carta... Sicuramente siamo uno dei gruppi nati negli anni '80 che tengono botta ancora oggi.

e: Ritornando alla tua attività da solista, finora hai pubblicato tre album, tutti diversissimi tra loro...

m: E con questo fanno quattro! Se si traccia una direttrice, il nuovo album stilisticamente potrebbe essere la continuazione di "Distorta diagnostica", anche se molto meno duro e spigoloso, con più canzoni. "Distorta" è sicuramente il disco più dark rispetto agli altri tre ed è anche quello che amo di più, perchè è la fotografia di un mio momento personale legato alla malattia e proprio per questo è così pesante.

"Monsù dub" non è un vero album, lo considero una compilation di dub, visto che contiene anche due pezzi, "Dub dub daddy" e "Madadub" appartenenti al repertorio degli Africa. "Da shit" è l'episodio più "modaiolo", perchè ho usato suoni che in quel momento andavano per la maggiore, pur applicandoli ad altri contesti. "Dance or die" riprende in qualche modo il discorso di "Distorta", ma credo che sia anche il più maturo.

Sì, in effetti ogni mio disco è diverso dall'altro, ma come ti dicevo non amo pormi limiti, non mi sento legato a nulla e faccio tutto quello che mi passa per la testa, sperimentando molto.

e: Nella tua carriera hai collaborato con molti artisti: qual'è quello che ti ha colpito di più?

m: Il mio modo di collaborare è sempre stato molto particolare, nel senso che io non ho mai lavorato molto fisicamente con gli artisti: il mio modo di intendere il remix è "dammi le voci che io rifaccio tutto il resto", quindi non ho avuto grandi contatti con le persone con le quali ho collaborato fatta eccezione per Franco Battiato. Per lui ho prima remixato "Strani giorni" nel mio studio, poi, in occasione di "Gommalacca", ho partecipato direttamente alle registrazioni. Sicuramente Battiato è un personaggio molto affascinante, sicuramente quello più dotato di carisma all'interno della scena musicale italiana vecchio stile.

A livello di giovani gruppi la situazione è diversa: quest'anno ho ascoltato moltissimo gli Addiction, che fanno un nu metal con grosse influenze elettroniche, ricordando un pò i Nine Inch Nails. A mio parere sono bravissimi, ma stentano a venir fuori perchè in Italia o fai pop oppure è difficilissimo mettersi in mostra.

e: E per quanto riguarda la scena torinese?

m: L'attuale scena musicale torinese a mio parere non ha ancora avuto il giusto ricambio. La vedo sempre importante grazie a nomi che continuano a ricoprire un ruolo centrale, come noi, i Mau Mau, i Persiana Jones, che si sono affermati alla grande nel panorama ska-core italiano e straniero.

e: Anche perchè sembra un buon momento per lo ska...

m: Esatto, e poi non dimentichiamo che i Persiana sono gli unici a portare il nome di Torino, o per meglio dire di Rivarolo, all'estero: hanno suonato e convinto in Svizzera, in Slovenia, in Francia e in Spagna. Poi ci sono i Linea 77, che personalmente non conosco ma so che sono forse più famosi all'estero che non in Italia.

Però la maggior parte di questi gruppi esistevano già dieci anni fa e non faccio eccezioni nel citare il gruppo di punta dell'attuale scena torinese che sono i Subsonica, che comunque sono figli di esperienze passate: non solo Max Casacci ha suonato per anni con noi, ma anche Samuel e Boosta avevano una certa esperienza con altri gruppi torinesi.

Sono quindi soddisfatto di come la scena torinese continui ad affermarsi ma un pò preoccupato perchè sostanzialmente continuiamo ad essere sostanzialmente gli stessi: un vero gruppo di diciottenni torinesi non esiste, e siamo sempre gli stessi a fare la scena fin dall'inizio degli anni '90, nel momento in cui Torino era davvero al top. In generale la situazione è ancora ampiamente positiva: tutti i gruppi che ho citato hanno un seguito, che sia di nicchia o più vasto, molto affezionato e, al di là dei dati di vendita, ottengono spesso sold out ai loro concerti, che rappresentano la vera forza della musica.

no copyright - tutto il materiale presente sul sito è liberamente utilizzabile, ma è cosa gradita citare la fonte