| quando: 22/03/02
dove: un bar (moncalieri)
chi: madaski
enzo: Partiamo da "20",
ultimo lavoro degli Africa Unite, che contiene cover di Bob Marley
note e meno note. Com'è avvenuta la scelta dei pezzi?
madaski: I pezzi di "20"
sono stati scelti principalmente da Bunna, ed è stata una
scelta che ha tenuto conto innanzitutto delle sue capacità
vocali, anche perchè misurarsi con Marley è abbastanza
pericoloso, vista la statura del personaggio. Anche dal punto di
vista musicale abbiamo fatto molta attenzione ad evitare il confronto
diretto, cercando di elaborare molto i pezzi per lasciare comunque
una nostra traccia: non è stata soltanto un'operazione di
"coveraggio" ma di rivisitazione delle canzoni.
Poi siamo andati a pescare nel repertorio di Marley cercando di
trovare pezzi poco conosciuti, come "Judge not", che nella
nostra versione ha avuto un ottimo impatto specialmente dal vivo
e forse possiamo prenderci il merito di aver fatto conoscere questo
pezzo in Italia. Un terzo criterio è stata l'eliminazione
di ogni riferimento al rastafarianesimo e alla religione, in quanto
noi ci professiamo completamente al di fuori di questo ambito che
non appartiene alla nostra cultura.
e: A proposito del lavoro con gli Africa, cosa
state facendo adesso?
m: Gli Africa si sono fermati dopo
l'ultimo concerto del 31 dicembre (al Babylonia di Ponderano, n.d.r.).
Siamo reduci da due anni di lavoro serrato, con l'uscita di "Vibra"
alla quale sono seguite quasi subito le registrazioni di "20",
oltre a 140 date in tutta Italia e abbiamo quindi sentito il bisogno
di fermarci per un pò, anche perchè il circuito musicale
italiano non è poi così ampio e dopo due anni di lavoro
secco rischi davvero di sforare. Anche a livello creativo c'era
il bisogno di riposare un pò, ma questo non vuol dire che
ce ne stiamo con le mani in mano.
Anzi, sono partiti tutti i progetti paralleli nei quali siamo impegnati,
che sono rispettivamente il progetto di Ruggero Catania, che con
la Wah Companion ha pubblicato un disco, quello di Gigi "Mr.
T-Bone" De Gasperi, che con la Jamaican Liberation Orchestra
ha pubblicato un album molto bello perchè propone uno ska
molto colto con influenze jazz, quello di Cato e Parpaglione, che
con i Motorcity portano avanti la contaminazione house con i ritmi
più neri, e infine il mio progetto, che manca da 4 anni.
Ho lavorato subito dall'inizio dell'anno e ad aprile pubblicherò
il mio quarto disco, che si chiama "Dance or die", mentre
il 12 aprile partirà il tour. E' un disco al quale tengo
tantissimo perchè affonda nelle mie radici più scure
risalenti al primo gruppo con il quale ho suonato, i Suicide Dada,
e che rivisita sonorità tipiche degli anni '80 a volte in
chiave più danzereccia, in altre occasioni con un approccio
più colto.
Contiene poi una chicca, ovvero la reunion dei Monuments, uno dei
primi gruppi elettronici italiani, tra l'altro formato da due musicisti
torinesi, Mauro "Turbinator" Tavella ed Andrea Costa.
I Monuments pubblicarono un disco con la Discordia, una delle prime
etichette indipendenti torinesi che sfortunatamente produsse solo
due dischi, questo e quello dei Defear, altro gruppo dark torinese
molto vicino alle sonorità elettroniche berlinesi. In "Dance
or die" c'è una cover, "Oblivious", realizzata
proprio con Mauro e Andrea, che riformano i Monuments proprio per
questa occasione.
Per il resto l'album ripropone suggestioni dark e new wawe attraverso
i suoni che preferisco in questo periodo.
e: D'altra parte il dark è sempre stato
un tuo grande amore mai rinnegato, e anche in "Da shit is serious"
c'è una scheggia di quegli anni...
m: Già, con la cover di
"A forest" dei Cure. Il dark ha avuto una parte importantissima
nella mia vita ed è una musica che continuo ad ascoltare
ancora oggi nonostante possa sembrare un controsenso per uno che
suona reggae, la musica solare per eccellenza. A parte il fatto
che a me del reggae piacciono soprattutto le parti più oscure
come il dub, e poi anche a livello esteriore io mi sono sempre vestito
così e il reggae non ha cambiato molto il mio modo di pormi.
Mi interessa portare avanti un percorso e non mi chiudo mai dietro
dei clichè, ho sempre pensato di avere carta bianca nel momento
in cui mi metto a fare musica.
Ad ogni modo penso che il disco sia molto bello, e avrà
un impatto live molto diverso dal solito: se nelle altre occasioni,
specialmente per quanto riguarda il tour di "Da shit is serious",
sembrava di assistere ad un grosso sound system, anche se c'erano
batteria e chitarra dal vivo, questa volta l'impatto sarà
decisamente più rock, ci sarà una band e io canterò,
anche perchè, dimenticavo, il disco è tutto cantato
e questa è una grossa novità rispetto ai miei precedenti
album.
e: Chi ti accompagnerà in tour?
m: Sul palco con me salirà
la coppia che mi ha già accompagnato le altre volte, ovvero
Davide Graziano alla batteria e Ruggero Catania alla chitarra, e
in più ci sarà Silvio, bassista dei Modarte. Insomma,
un classico quartetto rock più tutta una serie di situazioni
elettroniche gestite da me.
e: Praticamente tutti i componenti degli Africa
sono coinvolti da progetti paralleli: non c'è il rischio
di trascurare il gruppo principale?
m: Non credo che possa accadere,
per tutti noi gli Africa continuano ad avere la priorità
assoluta. Gli altri progetti, semmai, danno input nuovi ad un gruppo
estremamente longevo e i rischi di saturare la vena creativa sono
reali. Fuori dagli Africa ognuno di noi compie un lavoro di ricerca
che alla fin fine porta un sostanzioso contributo anche agli Africa.
e: A proposito di longevità, dopo lo
scioglimento dei CSI credo siano gli Africa il gruppo più
"anziano" della scena alternativa italiana...
m: Questo è vero, ci siamo
noi e i Litfiba, che esistono ancora, almeno sulla carta... Sicuramente
siamo uno dei gruppi nati negli anni '80 che tengono botta ancora
oggi.
e: Ritornando alla tua attività da solista,
finora hai pubblicato tre album, tutti diversissimi tra loro...
m: E con questo fanno quattro!
Se si traccia una direttrice, il nuovo album stilisticamente potrebbe
essere la continuazione di "Distorta diagnostica", anche
se molto meno duro e spigoloso, con più canzoni. "Distorta"
è sicuramente il disco più dark rispetto agli altri
tre ed è anche quello che amo di più, perchè
è la fotografia di un mio momento personale legato alla malattia
e proprio per questo è così pesante.
"Monsù dub" non è un vero album, lo considero
una compilation di dub, visto che contiene anche due pezzi, "Dub
dub daddy" e "Madadub" appartenenti al repertorio
degli Africa. "Da shit" è l'episodio più
"modaiolo", perchè ho usato suoni che in quel momento
andavano per la maggiore, pur applicandoli ad altri contesti. "Dance
or die" riprende in qualche modo il discorso di "Distorta",
ma credo che sia anche il più maturo.
Sì, in effetti ogni mio disco è diverso dall'altro,
ma come ti dicevo non amo pormi limiti, non mi sento legato a nulla
e faccio tutto quello che mi passa per la testa, sperimentando molto.
e: Nella tua carriera hai collaborato con molti
artisti: qual'è quello che ti ha colpito di più?
m: Il mio modo di collaborare è
sempre stato molto particolare, nel senso che io non ho mai lavorato
molto fisicamente con gli artisti: il mio modo di intendere il remix
è "dammi le voci che io rifaccio tutto il resto",
quindi non ho avuto grandi contatti con le persone con le quali
ho collaborato fatta eccezione per Franco Battiato. Per lui ho prima
remixato "Strani giorni" nel mio studio, poi, in occasione
di "Gommalacca", ho partecipato direttamente alle registrazioni.
Sicuramente Battiato è un personaggio molto affascinante,
sicuramente quello più dotato di carisma all'interno della
scena musicale italiana vecchio stile.
A livello di giovani gruppi la situazione è diversa: quest'anno
ho ascoltato moltissimo gli Addiction, che fanno un nu metal con
grosse influenze elettroniche, ricordando un pò i Nine Inch
Nails. A mio parere sono bravissimi, ma stentano a venir fuori perchè
in Italia o fai pop oppure è difficilissimo mettersi in mostra.
e: E per quanto riguarda la scena torinese?
m: L'attuale scena musicale torinese
a mio parere non ha ancora avuto il giusto ricambio. La vedo sempre
importante grazie a nomi che continuano a ricoprire un ruolo centrale,
come noi, i Mau Mau, i Persiana Jones, che si sono affermati alla
grande nel panorama ska-core italiano e straniero.
e: Anche perchè sembra un buon momento
per lo ska...
m: Esatto, e poi non dimentichiamo
che i Persiana sono gli unici a portare il nome di Torino, o per
meglio dire di Rivarolo, all'estero: hanno suonato e convinto in
Svizzera, in Slovenia, in Francia e in Spagna. Poi ci sono i Linea
77, che personalmente non conosco ma so che sono forse più
famosi all'estero che non in Italia.
Però la maggior parte di questi gruppi esistevano già
dieci anni fa e non faccio eccezioni nel citare il gruppo di punta
dell'attuale scena torinese che sono i Subsonica, che comunque sono
figli di esperienze passate: non solo Max Casacci ha suonato per
anni con noi, ma anche Samuel e Boosta avevano una certa esperienza
con altri gruppi torinesi.
Sono quindi soddisfatto di come la scena torinese continui ad affermarsi
ma un pò preoccupato perchè sostanzialmente continuiamo
ad essere sostanzialmente gli stessi: un vero gruppo di diciottenni
torinesi non esiste, e siamo sempre gli stessi a fare la scena fin
dall'inizio degli anni '90, nel momento in cui Torino era davvero
al top. In generale la situazione è ancora ampiamente positiva:
tutti i gruppi che ho citato hanno un seguito, che sia di nicchia
o più vasto, molto affezionato e, al di là dei dati
di vendita, ottengono spesso sold out ai loro concerti, che rappresentano
la vera forza della musica.
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